Da mesi, dai banchi del Parlamento europeo a Bruxelles e a Strasburgo, l’eurodeputato del M5s Ignazio Corrao sta conducendo una coraggiosa inchiesta per svelare il meccanismo della frode dei fondi europei destinati all’agricoltura. Un truffa generalizzata in tutta Italia, ma che in Sicilia trova casi emblematici di commistione pericolosa con la criminalità organizzata. Un’indagine partita dal lavoro di due giovani reporter freelance Diego Gandolfo e Alessandro di Nunzio, che ha vinto la quarta edizione del premio “Roberto Morrione” dedicato al giornalismo investigativo, sezione del premio giornalistico televisivo “Ilaria Alpi”.
Dalle carte, dai documenti e dalle testimonianze raccolte, prima nel reportage, poi attraverso attività investigativa parlamentare da parte di Corrao e del Movimento 5 stelle, emerge un quadro a tinte fosche che sta facendo clamore in Europa, tanto che la famosa Bbc si è interessata al caso e nei prossimi mesi sarà in Sicilia con una troupe per verificare con mano le entità delle truffe.
Da anni in Italia è in atto un silenzioso assalto di organizzazioni criminali ai Fondi europei (Feasr e Feaga) destinati a sostenere il settore forse più cruciale e strategico dell’economia italiana: l’agricoltura. In Italia il peso delle frodi in agricoltura è il più alto d’Europa: secondo i dati della Corte dei Conti, le risorse frodate ammontano a circa 200 milioni di euro, e circa l’86% delle somme da recuperare interessano quattro Regioni del Sud (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania).
Fra di esse, però, è la Sicilia ad essere il regno incontrastato delle frodi in agricoltura: l’isola da sola è responsabile di quasi la metà delle frodi. “In questo contesto di diffusa e sistematica sottrazione di risorse alle terre agricole si inseriscono le attività di vere e proprie organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso, che – spalleggiate da professionisti, controllori, funzionari, uomini delle istituzioni – hanno costruito sistemi complessi e micidiali per intercettare i Fondi” rivela Ignazio Corrao.
“In Sicilia sono arrivati nel periodo 2007-2013 circa 5 miliardi di euro ma nonostante questo l’agricoltura siciliana è in ginocchio, gli agricoltori stanno abbandonando la terra soffocati dalla concorrenza sleale dei prodotti stranieri e dalla pressione fiscale – spiega – Lo stato di salute dell’agricoltura dell’isola è pessimo e sembra incredibile che in Sicilia siano arrivate così tante risorse”.
Dove sono andati a finire queste risorse fondamentali per la Sicilia? Chi ha intascato i fondi europei per lo sviluppo agricolo? “Tutto si basa sul meccanismo principale che assegna i contributi europei, che in estrema e semplice sintesi, suona più o meno così: “Più terra uguale più contributi” spiega l’eurodeputato.
“Per ogni ettaro viene attribuito un contributo e per questo le mafie si sono lanciate nell’accaparramento delle terre, vaste estensioni di terra che “producono” fondi europei anziché produrre agricoltura o sviluppo per il territorio. Un business che è diventato in alcuni territori più redditizio della droga. Per accaparrarsi i fondi la mafia usa la violenza, intimidisce. Gli agricoltori sono costretti con la forza a cedere i terreni e molti sindaci, titolari di centinaia di ettari di terreni comunali, come Fabio Venezia primo cittadino di Troina e ancora Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, sono oggi costretti a vivere sotto scorta”.
E’ mai possibile che l’Europa possa tollerare che un sindaco o un direttore di un Parco naturalistico siano sotto scorta perché difendono il territorio agricolo dalla violenza della mafia che vuole arricchirsi con i fondi Europei? “E’ una situazione insostenibile – continua Corrao – Le forze di polizia hanno scoperto che tutti i terreni che sono stati sequestrati alla mafia, negli anni, avevano percepito i fondi della Pac, senza il minimo controllo”. Ma non ci sono solo l intimidazioni per farsi vendere o prendere in gestione le terre. Ci sono anche le truffe.
“I controlli antimafia non funzionano. Sono stati versati fondi europei a importanti nomi della mafia senza il minimo allarme da parte delle autorità. Come è stato possibile che parte di questi fondi siano finiti d esponenti di Cosa Nostra? Stranamente non destò nessun sospetto il nome di un certo Gaetano Riina da Corleone, fratello del più noto Totò, capo di Cosa Nostra nel periodo delle stragi – spiega l’eurodeputato del M5s – I controlli antimafia nei confronti dei beneficiari scattano soltanto quando il contributo supera 150 mila euro l’anno, che è una soglia altissima, visto che in Sicilia solo lo 0,2% degli agricoltori percepisce una somma annuale così elevata. La mafia, dunque, ha approfittato di questa normativa molto blanda”.
Il ruolo dei Centri di Assistenza Agricola. I soggetti principali che giocano un ruolo cruciale nell’assegnazione dei fondi, che sono degli uffici di consulenza “privata” chiamati “centri di assistenza agricola”, che inoltrano le domande da parte degli agricoltori, non hanno l’obbligo di controllare chi sta richiedendo il contributo. E molto spesso non hanno la forza di denunciare, per timore o per complicità.
Controlli ex post. A questo si aggiunge anche che solo il 5% degli agricoltori viene controllato dopo aver ricevuto il contributo europeo. “Una percentuale bassissima che dovrebbe imporre le autorità italiane di effettuare maggiori controlli prima di dare i contributi – conclude l’eurodeputato Ignazio Corrao – La beffa è che gran parte dei Fondi frodati non viene recuperato. Nel 2013 l’Agea, l’Ente nazionale controllato dal Ministero che gestisce gran parte delle erogazioni di Fondi per l’agricoltura, avvia un recupero di 180 milioni di euro derivanti da frodi avvenute nell’arco di un decennio, ma “scopre” che 109 milioni di questi sono assolutamente irrecuperabili”. Insomma, un buco nero che finisce per ingrassare un intreccio composto da organizzazioni criminali, mafia, pezzi dello Stato.
Twitter: @LucaCiliberti

















