sipario_teatro_bis_salernoDomani 2 dicembre, alle 21.00, al Cinema Teatro Odeon di Canicattì, va in scena lo spettacolo di Gianni Clementi dal titolo “I SUOCERI ALBANESI – Due borghesi piccoli piccoli” per la regia di Claudio Boccaccini. A calcare il palcoscenico oltre Francesco Pannofino, Emanuela Rossi, Andrea Lolli, Silvia Brogi, Maurizio Pepe, Filippo Laganà ed Elisabetta Clementi.
La storia è imperniata su una famiglia borghese formata da padre, madre e una figlia. Lucio, cinquantacinquenne consigliere comunale progressista, e Ginevra, cinquantenne chef in carriera con un passato fatto di lotte politiche e rivolte generazionali. I due conducono un’esistenza improntata al politically correct, cercando quotidianamente di trasmettere alla figlia Camilla, sedici anni, il loro stile di vita impregnato di valori importanti, di parole profonde tra tutti l’importanza della politica, della solidarietà, della fratellanza. Ogni occasione è buona per ribadire questi concetti edificanti: a tavola, ascoltando un telegiornale, commentando episodi di vita. Al terzetto si aggiunge l’amica del cuore di Ginevra, Benedetta, erborista alternativa in analisi perenne e ossessivamente a caccia di un compagno, e frequentatrice abituale della casa, sui cui abitanti non manca di riversare le sue fragilità.
Come in tutte le famiglie, anche le incombenze pratiche occupano uno spazio importante nella vita dei due coniugi e la rottura di una tubazione del bagno di servizio, che rischia di allagare l’appartamento sottostante, occupato da un eccentrico tenente colonnello, obbliga Lucio e Ginevra a chiamare una ditta per il restauro completo del locale. La ditta è formata da due giovani uomini: Igli, 35 anni e Lushan, 18. Sono albanesi, con alle spalle una storia simile a quelle che si leggono tutti i giorni sui giornali: viaggi su barconi fatiscenti, periodi di clandestinità, poi l’agognato permesso di soggiorno e infine una ditta, con tanto di partita Iva e lavoro in quantità. Un esempio da seguire per Camilla e i giovani come lei, abituati al contrario a situazioni agiate e iperprotettive. È questo che Lucio e Ginevra pensano, contemplando la luce che illumina gli sguardi dei due albanesi. Una luce piena di vitalità, voglia di fare, come solo chi ha davvero conosciuto la fame può ancora avere.
Ma un giorno Lucio dimentica un importante documento, torna a casa ad un orario imprevisto e le certezze sue e di Ginevra crollano come un castello di carte. A dimostrazione che i vecchi proverbi non passano mai di moda: chi predica bene, razzola male…
Il finale è tutto da scoprire, quel che è certo che questo spettacolo sarà un’altra perla da aggiungere ad una variegata e interessante stagione teatrale.
Teresa Monaca