Adesso vi racconto una storia, una storia vera una di quelle per cui ci domandiamo perché questa nostra terra deve subire tutto questo. Ieri mattina ( martedì 26 gennaio 2016) accompagno mia madre presso la GESA per discutere un contenzioso riguardo la tassa dei rifiuti. La GESA è di stanza preso il moderno edificio ASI in zona industriale ad Agrigento. Entrato nella struttura, non ho potuto fare a meno di notare le condizioni vergognose in cui versa il piano terra, dove insiste l’ufficio in questione. Dentro una stanza fatiscente decine e decine di anziani in attesa del turno. Il turno era delegato ad un fatiscente foglietto di carta scarabocchiato, mentre il conta persone elettronico era fuori uso. Non sto a descrivervi le condizioni, le foto saranno più eloquenti. Provo ad andare in bagno. Bagno chiuso. Insieme ad un anziano professore ci giriamo il piano terra che ripeto versava in condizioni da terzo mondo. Cicche dappertutto, spazzatura distribuita dall’entrata in poi , pavimenti sudici all’inverosimile. Tra mille peripezie mi indicano un bagno al piano di sopra. Le condizioni in cui versava le affido ad un’altra foto. Inizio cosi a fare un po’ di fotografie col mio telefonino. Dopo circa 5 minuti un tipo corpulento, seguito da altri tre guardaspalle, scende di corsa dalle scale. Col dito puntato e la sigaretta in mano. “Lei, chi è? Chi lo ha autorizzato a scattare delle foto?” Mi grida mentre si avvicinava. Pensando di intimorirmi si mette a gridare “ Chi lo ha autorizzato a fare delle foto?” Continuava a sbraitare. ( è straordinario come si siano potuti accorgere di un tizio che fa delle foto e non dello schifo che li circonda) “Mi dica chi è?” Io e il mio amico anziano professore, ci guardiamo esterrefatti. Io rispondo: “Piuttosto mi dica chi è lei, non si è ancora presentato.” Poi aggiungo, “Non credo che mi debba autorizzare qualcuno , dato che questa è una struttura pubblica”.
Nel frattempo esce timidamente da una stanza una signora. Il tipo corpulento rivolgendosi a Lei: “dottoressa, questo ha fatto le foto, chiamiamo i carabinieri”. La signora rimane ammutolita. Io replico : “chiamiamoli pure, così avremo modo di far fare ( al tipo corpulento) una bella multa perchè sta fumando in un luogo dove vi è un cartello proprio dietro le sue spalle che recita “ vietato fumare” . A quel punto la dottoressa, rientra nella sua stanza come una lumaca quando si prova a toccarla col dito. Il tipo corpulento avrebbe voluto ingoiare il corpo del reato, cioè la sigaretta mentre uno sparuto di spettatori assisteva a questa pietosa scena. “Adesso chiamo i carabinieri “ continuava a sbraitare, poi rivolgendosi a uno dei suoi guarda spalle dice: “chiama i carabinieri, chiama i carabinieri ”. Anch’io ho sottolineato il fatto che sarei stato ben contento se si fossero intervenuti i carabinieri, primo per denunciare la situazione in cui versa quel luogo e una volta che c’ero anche il fatto che questo signore ha usato nei miei confronti un tono mafioso e intimidatorio, inoltre fumava in un’area dove vi era in bellavista il cartello di divieto. Visto il mio non desistere, il corpulento fumatore, gambe in spalla scortato dai suoi guarda spalle, riprende le scale di ritorno e sparisce nel nulla. Io rimasi li ad aspettare insieme al mio oramai amico, anziano insegnante ad aspettare i carabinieri, che forse il tipo corpulento avrà dimenticato di chiamare.
Sono andato via da lì con un rammarico, non avergli potuto dire chi ero e perché avevo fatto le foto. E allora con un po’ di buona volontà, ho rintracciato i vertici dell’azienda a cui ho rappresentato quanto testè narrato. Per la serietà che riconosco all’interlocutrice con cui mi sono interfacciato, spero che presto quel luogo deputato ad accogliere le persone diventi tale e che il tipo corpulento appena saprà finalmente chi sono, possa farmi le sue personali scuse.
Cesare Sciabarrà



















