Un motopesca di Mazara del Vallo, il “Principessa Prima”, nel pomeriggio di lunedì è stato affiancato e mitragliato da una imbarcazione con a bordo miliziani libici a circa 20 miglia dalle coste di Bengasi e Derna.
Fortunatamente il sangue freddo del comandante Matteo Asaro e del suo equipaggio ha scongiurato un sequestro dalle conseguenze imprevedibili.
“E’ insopportabile che la vita dei nostri pescatori – dice il presidente del Distretto della pesca, Giovanni Tumbiolo – sia messa seriamente a rischio da veri e propri atti di pirateria. Il grave incidente avvenuto, in acque internazionali, al motopesca ‘Principessa Prima’, è l’ultimo in ordine temporale di una guerra che da oltre 50 anni affligge la marineria mazarese, la ‘guerra del pesce’, che ha costi sia umani che economici altissimi. Le autorità regionali e nazionali mettano in campo tutti gli strumenti finalizzati a creare un clima di dialogo positivo e di cooperazione con le autorità di tutti i Paesi del Mediterraneo. Intervengano prontamente per tutelare l’incolumità dei nostri pescatori ed evitare epiloghi funesti”.
Pur senza commentare il caso specifico del motopesca di Mazara del Vallo, il portavoce delle forze navali libiche che rispondono al Consiglio presidenziale insediato a Tripoli ha sostenuto che pescherecci di diversi paesi come Italia, Egitto e Tunisia “approfittano della situazione caotica, del potere debole e della divisione in Libia per saccheggiare le ricchezze del popolo libico”.
“Questi battelli entrano nelle acque territoriali libiche” e “pescano in maniera illegale”, ha detto Ayoub Omar Qassem, rispondendo alla domanda su chi siano le “milizie libiche” che hanno mitragliato il peschereccio siciliano. “Non sono ‘milizie’, sono forze marittime libiche che proteggono le acque libiche ed esercitano il proprio diritto di controllare la sicurezza della libia ed evitare azioni illegali nelle proprie acque territoriali”.













