A metà strada tra Canicattì e Castrofilippo sorge una chiesetta, ricavata interamente nella roccia e risalente ad età imprecisata, ma molto antica. La chiesa e’ stata ricavata nella roccia modellando dalla medesima le colonne portanti e l’altare. Sulla parete sovra l’altare e’ stato realizzato un affresco raffigurante la Madonna delle Grazie o Madonna del Latte. L’affresco è rimasto “miracolosamente” intatto nei secoli, nonostante la forte umidità che spesso avvolge la chiesa, penetrando al suo interno. L’origine della chiesa e la vicenda “miracolosa” ad essa collegata e’ narrata dal prof. Angelo La Vecchia in un articolo sul quindicinale “La Torre” del 27 febbraio 1955. Il 15 luglio 1878, il vescovo di Girgenti Domenico Turano inserì la “Chiesa della Madonna delle Grazie detta di Gulfi” nell’elenco delle chiese e degli oratori canicattinesi inviato a Roma in preparazione della sua “visita ad limina”. L’ubertosa terra di contrada Gulfi (Gulfi di Trabia e Gulfi Casa Gerardi) era un tempo assai popolata e i contadini della zona organizzavano – la terza domenica di settembre di ogni anno – una festa con balli, musiche, giochi come la “ntinna” e, a sera, una processione. Ovviamente non poteva essere condotta in processione l’immagine della Madonna raffigurata nell’affresco che veniva sostituita – non sappiamo con certezza – da una croce o una statua della Madonna.  Durante la festa – poiché era ormai finita la calura estiva – si mangiava il primo maiale della stagione. La chiesetta rupestre, il 31 maggio 1960, fu elevata al rango di parrocchia – col titolo di Madonna delle Grazie – dall’arcivescovo-vescovo di Agrigento, monsignor Giovanni Battista Peruzzo. Il 10 novembre 1976 il vescovo Giuseppe Petralia trasferì la sede parrocchiale in città – in un magazzino – in attesa della costruzione, in contrada Rovitelli, della chiesa di Maria Ausiliatrice, da affidare ai padri salesiani. La chiesa di contrada Gulfi  e il terreno su cui insiste fu, per molti anni, proprietà delle sorelle Sciabbarrasi. Quindi passò nella disponibilità del fontaniere comunale Antonio Giardina e poi di Maria Giardina, superiora delle Orsoline di Sant’Angela Merici, che la lasciò in eredità alla nipote omonima.                                                                                                                                      GAETANO AUGELLO