A Ruggero il Normanno si attribuisce la ristrutturazione di una vecchia fortezza araba sita nel territorio di Canicatti e la sua trasformazione in un vero e proprio Castello. Lo stesso Ruggero avrebbe fatto costruire, nelle immediate vicinanze, la chiesa del Purgatorio (da non confondere con l’attuale chiesa del Purgatorio sita in piazza IV Novembre) ove, si narra, sarebbe stata collocata una statua in pietra della Madonna rimasta nascosta per oltre due secoli nelle grotte del territorio di Vito Soldano.
I nuovi signori di Canicatti, i Palmeri, per invogliare i contadini ad una forma di vita comunitaria, nelle vicinanze della chiesetta voluta da Ruggero innalzarono un campanile, là dove sarebbe sorta in seguito l’attuale Torre Civica. Il campanile sorgeva di fronte al prospetto principale del Castello, a distanza di circa cento metri, ed era in asse col portone del medesimo. Nel tempo la torre-campanile è stata interessata da varie ristrutturazioni ma, a fine Ottocento, era pericolante.
Nel 1929 il podestà Antonio Curcio diede incarico a tre professionisti per la redazione del progetto di una nuova Torre. Il disegno dell’architetto Serafino Tavella era intitolato “Torre Littoria-Pubblico orologio di Canicatti-Monumento dedicato per il plebiscito fascista”. Nonostante la roboante intestazione, il disegno era gradevole e non conteneva riferimenti appariscenti al regime.
Invece il progetto del geometra Diego Di Caro consisteva in un enorme fascio, ovviamente a forma cilindrica, appesantito da numerosi simboli del fascismo. Era intitolato: “Città di Canicatti-Orologio pubblico-Costruzione in cemento armato”.
Alla fine fu scelto il progetto redatto dall’ingegnere Luigi Portalone, per un importo complessivo di lire 66.000. Per l’esecuzione delle opere di demolizione della vecchia torre, fu affidato, data l’urgenza, un cottimo in economia al “maestro di fiducia” Antonio La Mantia. Vi furono molte proteste, soprattutto da parte di Giuseppe Rumbolo, cancelliere di Corte di Appello a riposo. Si temeva che, una volta demolita la vecchia torre, non se ne costruisse una nuova. L’opera, invece, fu appaltata in data 12 luglio 1932 all’impresa Raffaele Iannicelli. I lavori furono effettuati dal 18 luglio 1932 al 20 febbraio 1933. Dell’opera si interessò, in particolare, il commissario prefettizio al Comune generale Vincenzo Minneci Albamonte
Fu costruita una torre più alta di quattro metri rispetto alla vecchia. La fornitura di una moderna “macchina dell’orologio” fu affidata alla ditta Cesare Fontana di Milano. Parte delle attrezzature fu fornita dall’officina meccanica canicattinese Pietro Montanti & Figli per un importo di lire 4.465. La nuova Torre dell’orologio fu inaugurata nell’ottobre del 1933.
Nella nuova torre furono collocate due splendide campane presenti nella vecchia costruzione e che erano state donate dai Bonanno nel XVII secolo (la grande da Giacomo II Bonanno nel 1668 e la piccola da Filippo III Bonanno nel 1687).
Sulla campana più grande è incisa questa scritta:
QUID MAGNUS IACOBUS BONANNI CAMPANAM HOROLOGI MAGNIFICAVIT – NISI QUIA UT MENSURA TEMPORIS BONORUM ANNORUM SIT IN AUSPICIUM. ANNO DOM. MDCLVIII.
Sulla piccola si legge:
DOM. PHILIPPUS BONANNI PUBL. COM. HUIUS CASTRI SOC. DOM. ROCCAE FLORIDAE PRINCEPS FIERI FECIT. ANNO DOMINI MDCLXXXVII.
Durante la seconda guerra mondiale, mentre le inferriate della villa comunale, dei parchi, degli edifici pubblici e privati furono trasferite a Torino per essere fuse a scopi bellici, le due campane poste sulla sommità della Torre dell’orologio poterono salvarsi: Emanuele Giardina, meccanico fontaniere comunale, Gioacchino Munna, meccanico aiuto fontaniere comunale e il commendatore Vincenzo Alaimo, comandante dei vigili urbani, sfidando le rigorose disposizioni emanate dalle autorità fasciste, le nascosero, murandole in un angolo interno della Torre stessa, per tirarle fuori e suonarle a stormo nel 1945, a guerra finita.
Da decenni ormai le campane della Torre Civica sono mute e la pregiata “macchina dell’orologio” non scandisce più il succedersi delle ore. Il desiderio del poeta dialettale canicattinese Peppi Paci, espresso nella sua lirica “Sona lu campanuni” del 23 ottobre 1932, rimane inappagato:
Campani di la storia, dunati di Bonannu,
sunati cu allegria…
purtatici un auguriu di beni a ‘sta città. GAETANO AUGELLO













