“Caro partito politico, io ti scrivo ……” Comincia così la lettera, inusuale, ma rispettosa che parte dai monti Nebrodi per raggiungere il mondo politico centrale, dopo essere stata condivisa, trasversalmente, da una ventina di sindaci e di presidenti di consigli comunali, da decine di assessori e consiglieri comunali di tutte le province siciliane. Questa volta ad alzare il tono della voce per una politica più trasparente e più ricca di principi morali non sono le sacrestie delle curie e neppure le confraternite dei paesi o  i partiti dell’opposizione, ma, nientepopodimenoche, uomini e donne della politica locale, gli amministratori di piccoli e medi comuni. E’ la struttura periferica della politica, quella formata dai portatori di voti verso i contenitori dei partiti che alza la testa e, interrotto un letargo lungo da sempre, dice ai propri referenti, impegnati nei rispettivi partiti politici di appartenenza,  di “farsi guidare, nel formare le liste dei candidati al parlamento nazionale, dagli imprescindibili fondamentali principi dell’etica e di scegliere candidati dotati di valide capacità professionali”. Altrimenti, essi scrivono, “ci troveremmo a disagio se i partiti politici dovessero operare scelte di candidati privi degli auspicati requisiti morali e professionali richiesti”.

Dunque, gli amministratori comunali di un buon numero di paesi della Sicilia si rivolgono ai propri “onorevoli” di riferimento, senza tenere il cappello in mano per chiedere l’obolo di un finanziamento pubblico per il proprio territorio, ma con la fronte alta di chi vuole che alta sia la politica, di chi vuole che la politica segua nuovi e più trasparenti sentieri. E’ un disagio che cresce ogni volta che la politica diventa strabica rispetto alla strada maestra della morale, preferendo seguire le scorciatoie dell’opportunismo e del cinismo.


Dai Nebrodi parte un movimento che, più che sembrare il “partito dei sindaci”, sembra un neo-milazzismo che vuole interloquire con prestigio, e, se necessario, contestare  il potere centrale “perché, è scritto nella lettera, i sottoscritti amministratori comunali ed esponenti della società civile, sono fermamente convinti che nel dibattito politico debba essere dato spazio soprattutto al contributo di idee provenienti da quanti vivono i disagi di chi giornalmente si misura con le varie crisi sociali, economiche ed etiche…”.

Certo, non vi è frattura tra la periferia e gli alti scanni della politica, ma semplicemente un richiamo. Questa volta sono i cercatori e portatori di voti, quelli che operano sul territorio, quelli che con il loro lavoro di amministratori vivono e condividono con i propri elettori le difficoltà di una società in crisi.

Alcuni politici del parlamento si sono fatti già sentire mostrando sensibilità.

Comincia a soffiare un nuovo vento?