Molte contraddizioni, tanti “non ricordo” e diversi ammonimenti da parte del giudice Alessandro Quattrocchi sono stati al centro di una turbolenta udienza del processo scaturito da una vera e propria notte di panico nel cuore di Racalmuto avvenuta nel 2017.
Sono comparsi in aula i primi testimoni chiamati a deporre dal pm Alfonsa Fiore in merito a quanto accaduto nel settembre di due anni fa. Secondo l’inchiesta culminata con l’emissione da parte del gip Alessandra Vella di sette misure cautelari – 4 arresti e 3 obblighi di dimora a Racalmuto –  alcuni giovani del paese avrebbero creato il panico lungo via Garibaldi minacciando avventori dei locali, urlando e prendendo di mira un ragazzo di Favara “colpevole” di aver iniziato una relazione sentimentale con una giovane del paese.

A raccontare con non poche difficoltà quanto avvenuto quella notte sono stati un militare dell’esercito che si trovava proprio da quelle parti e uno dei commercianti della zona. Entrambi, confermando di fatto quanto dichiarato in precedenza ai carabinieri, hanno però fatto fatica a ricordare persone, circostanze, fatti. Uno dei due, a domanda del pubblico ministero sul perché non avesse sporto denuncia, ha risposto in maniera netta: “Sappiamo di aver sbagliato ma temevamo ritorsioni”.