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Favara, falsi documenti e assegni scoperti: consulente fiscale a giudizio per truffa

Scritto da il 22 novembre 2019, alle 06:44 | archiviato in Cronaca, Favara. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Una pratica consegnata nelle mani di un consulente, al fine di ottenere degli sgravi fiscali, si sarebbe trasformata in una truffa di oltre 30 mila euro. Oltre il danno anche la beffa. Il cliente, una volta scoperto il presunto inganno e dopo aver maturato per questo motivo un debito con l’Inps pari a 24.441,22€, avrebbe anche ricevuto a titolo di risarcimento (tramite scrittura privata) tre assegni per un importo complessivo di 34 mila euro ma, quando si è presentato per incassare l’importo, gli stessi si sono rilevati privi di copertura.

Per questo motivo il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Eliana Manno, dopo la conclusione delle indagini preliminari, ha emesso il decreto di giudizio immediato nei confronti di un 46enne, di Favara, che adesso deve rispondere delle ipotesi di reato di truffa e falso. Il consulente fiscale comparirà il prossimo 3 febbraio davanti il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Micaela Raimondo.

La vicenda risale al 2015 ma approda in Tribunale soltanto adesso. Il cliente, che oggi riveste il ruolo di persona offesa difesa dagli avvocati Giuseppe Barba e Sergio Baldacchino, si era recato presso un noto studio di consulenza fiscale e del lavoro a Favara.

Il collaboratore , secondo la Procura di Agrigento, avrebbe tentato di dissimulare le proprie negligenze mediante raggiri consistenti nel fornire al cliente falsi documenti quali l’attestazione di due cancellazioni ipotecarie nonché la concessione dello sgravio delle cartelle esattoriali da parte di Riscossione Sicilia spa e dell’Agenzia delle Entrate.

Vi è di più. Non appena il cliente si accorge di alcune anomalie il consulente avrebbe tentato, mediante scrittura privata, di porre rimedio a quanto sopra fornendo al cliente tre assegni bancari dal valore complessivo di 34 mila euro a titolo di risarcimento. Gli assegni, in seguito, si sono rivelati scoperti.

 



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