Mentre eravamo lì a chiederci come sarebbe arrivata la fine del mondo, chi aspettando una meteorite, chi un enorme eruzione, chi un conflitto bellico tra superpotenze, ci si presenta una sorta di micro pallina da pin pong con strani tentacoli che a vederla così sembra uno di quei cosini scaccia nervi che si tengono in mano , gelatinosi. È il coronavirus, ad oggi la parola più pronunciata, più cliccata, più gugolata, più utilizzata da ognuno di noi. E cosa fa questo simpatico virus ? Come un giudice di cassazione, ci condanna senza alcun appello e ci da i domiciliari.
Così il mondo sembra liberarsi di noi, strade deserte, teatri chiusi, stadi vuoti e noi come criceti in gabbia sui tapiroulan, cantiamo affacciati dai balconi come i canarini che i nostri nonni tenevano in gabbia sul balcone di casa. Ma la cosa più strana di questa condanna è non conoscere il periodo di detenzione che prevede la sentenza, se ci hanno dato solo un paio di mesi o fine pena mai. Perché in questo straordinario paradosso, in questa storia che sembra essere surreale come un film di fantascienza, nessuno mette in conto che questa storia, può o meglio potrebbe avere, evoluzioni che non osiamo prevedere.
E mentre le borse crollano, i miliardi stanziati fioccano, gli imprenditori falliscono e in tanti muoiono, si sente intonare all’unisono da uno di quei condomini a ferro di cavallo, una vecchia canzone di Celentano…. e sulle note di “azzurro”, giovani sposine, manager rampanti, redditi di cittadinanza, trombati dalla legge fornero, intonano la più nostalgica delle canzoni italiane, con il tentativo di truffare il nostro cervello convincendolo che non siamo in quarantena e che la città è vuota perché è una domenica di agosto.
Le avevo immaginate tutte prima di questa. La mia generazione, quella dei cinquantenni, di quelli che comandavano i padri quando eravamo figli e di quella che comandano i figli , adesso che siamo padri, dovevano subire anche questa, dopo la crisi, l’Euro, il Berlusconismo,il prodismo, Renzi, i cinque stelle, Salvini, insomma non ci siamo fatti mancare nulla , e piuttosto di ricordarci il giorno del nostro matrimonio, ricordiamo senza titubanza cosa è accaduto l’11 settembre…. e in questa forzata reclusione, Bil laden, ci risulta quasi simpatico.
In questa guerra con questo nemico invisibile a cui tentiamo di fare paura indossando una mascherina diventata oggi preziosa come una borsa di Gucci, tutti a ripeterci a mò di mantra ” andrà tutto bene”… Bhe, io un punto interrogativo lo aggiungerei….” andrà tutto bene?”
Cesare Sciabarrà












