Lo stiamo aspettando come un temporale ma non possiamo difenderci chiudendo le finestre , dobbiamo chiudere le porte con noi dentro. “Il picco deve ancora arrivare” dicono i più informati, ma anche quelli che non lo sono affatto. Numeri su numeri, contagi su contagi, morti su morti. E mentre anche la straordinaria sanità lombarda, per noi sempre l’eccellenza di riferimento, mostra le ginocchia gonfie , in Sicilia stiamo in attesa del boato.

Mi duole il cuore sentire medici dirmi di fare appelli perché privi di quelle protezioni necessarie che oggi fanno la differenza tra la vita e il contagio. Mi capita almeno un paio di volte al giorno di sentire questa storia. Poi penso che la loro incolumità è legata alla nostra a doppio filo e mi sento impotente e così cerco di utilizzare l’unica arma che mi è concessa: la scrittura, la narrazione. I nostri medici, i nostri infermieri , i nostri eroi li stiamo mandando in guerra nudi, senza alcuna protezione.


Alcuni tentano di tenere la notizia a freno, non sia mai che qualcuno calpesti qualche piccolo orticello,  e così nessuno grida per loro, nessuno fa sapere lo stato in cui ogni giorno questo esercito di eroi esce da casa non sapendo cosa porterà dentro al suo ritorno. E per ogni medico che si ammala è bene sapere che vi sono centinaia di pazienti che troveranno difficoltoso farsi curare.

Non so a cosa possa servire questo mio articolo, magari a farli sentire meno soli, magari a fare che qualcuno si adoperi di più. Magari a riflettere che ognuno di noi , ogni nostro figlio, ogni nostro caro, ogni nostro amico potrebbe essere salvato se solo si pensasse di più a preservare la salute del nostro personale sanitario.