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Emerge altra eccellente figura dagli studi del prof. Calogero Brunetto: Calogero Ciuni, Campobellensis, genio delle miniature e dell’ornato

Scritto da il 17 novembre 2021, alle 07:23 | archiviato in Arte e cultura, Campobello Di Licata, Cronaca, IN EVIDENZA, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Devo a mons. Domenico De Gregorio, mio stimato Maestro,la conoscenza di questo artista, concittadino campobellese, autore di un Vangelo miniato, ritenuto da molti storici e critici di settore un vero capolavoro dell’arte, perciò, in mostra per circa un mesenello spazio espositivo della Cattedrale di Agrigento insieme a rari libri liturgici della Chiesa Agrigentina.

Già, nella mia pubblicazione del 2001, Arte a Campobello di Licata, tra il XVII e il XX secolo, avevo dato notizia pur con i limiti di una ricerca che focalizzava l’ambito familiare, ma si arrestava dubitativamente nel capostipite Calogero (1849) come autore del manufatto, non avendo rinvenuto all’epoca altri omonimi da vagliare nell’archivio comunale. Oggi, invece, è emersa dall’oblio la vera figura dell’autore che permane all’interno del nucleo familiare individuato nella ricerca precedente, ora più nitida e dettagliata, anche per i riscontri documentali d’archivio, ben incrociati con date e riferimenti storici certi.

Calogero Ciuni nasce a Campobello di Licata il 3 Aprile 1876, da Calogero Ciuni (06.10.1849- morto, ante 1920) di Mario e donna Francesca Grillo di Calogero e Carmela Farruggio, coniugati l’8 Gennaio 1873 dal loro parente sac. don Rocco Cammarata, vedovo di Gaetana Ciuni, medico chirurgo e successore dell’arbitratore di campagna Felice Magro nella Segreteria del Comune. Secondo genito di una sequela di figli, Calogero omonimo del padre, prese nome dal nonno materno, battezzato dal sac. don Francesco Schembri il 4 Aprile 1876 nella Chiesa Madre di Campobello di Licata, essendo padrini Felice Magro e Carmela Farruggio, zii di ramo materno.

La famiglia benestante, nella quale è stato riscontrato anche un don Calogero Ciuni medico (1753), aveva dimora nel quartiere dell’Addolorata, nella via denominata Fontana, al civico 42, dove nacquero gli altri fratelli di Calogero: Mario (07.04.1874- m.?), Francesca (17.09.1878 – m.?), Angelo (27. 03.1882-19.05.1959), Felice (25.09.1884 m.?), Francesca detta Ciccina (09. 03.1887 -01.09.1969), Carmela detta Mimì (28.02.1889 – 28.01.1974) e Felice Alfonso (03.01.1893-07.05.1955), dei quali quattro sopravvissuti e chiaramente, gli altri morti in età infantile.

Poco, però, si conosce della vita di Calogero Ciuni, della sua infanzia e adolescenza, trascorsa nel paese natio dove ebbe la prima formazione scolastica, poi perfezionata altrove. Lo troviamo a Bologna nel 1907 come agente ausiliario e poi immediatamente a Venezia, dove il 28 Luglio 1907 prende servizio; con decreto ministeriale del 15 Settembre 1913 viene promosso applicato di 2 classe di pubblica sicurezza presso la Prefettura di Venezia con ulteriori avanzamenti di carriera, nel 1926 e nel 1932, quale funzionario di Pubblica Sicurezza di 1 classe nel quartiere San Lorenzo. Com’è intuibile, dopo alcuni anni di permanenza a Venezia, il 25 aprile 1910 nella Chiesa della Purificazione di Maria, meglio nota come Santa Maria Formosa, nel sestiere di Castello, sposa Marangoni Maria e mette famiglia.

Una notizia curiosa ma interessante ci perviene dall’Archivio di Casa Giovanni Pascoli a Castelvecchio per due cartoline postaliaugurali illustrate, viaggiate il 2 Gennaio 1910 e il 27 Novembre 1911, spedite da Venezia da Calogero Ciuni; la prima indirizzata all’Ill.mo Prof. Giovanni Pascoli, Villino Rossi, Bologna presentala seguente dicitura Rispettosi e fervidi auguri pel nuovo anno Ciuni Calogero, la seconda indirizzata all’Ill.mo Prof. Giovanni Pascoli, Bologna ma reindirizzata a Gallicano Campia (Massa) riporta la dicitura augurale (natalizia) Con la più sentita devozione Calogero Ciuni, Venezia. Una serie di coincidenze ci fa ipotizzareche entrambe le cartoline siano state spedite al grande poeta romagnolo, proprio dal nostro artista, sia per la sua residenza a Venezia sia per l’univocità del nome prettamente meridionale, non ultimo per la bella grafia ricercata e distinta, degna per precisone di un futuro miniaturista. E indubbio che la presuppostaconoscenza tra i due sia avvenuta durante la permanenza del Ciuni nella dotta città delle torri, anche se tutt’oggi si sconosce la natura del loro rapporto, le circostanze e il periodo che, presuntivamente, si sia protratto nel quinquennio successivo ma precedente la morte del grande letterato e accademico italiano (6 Aprile 1912), considerato insieme a Gabriele D’Annunzio, il maggior poeta decadente italiano, nonostante la sua formazione principalmente positivistica.

Come detto, l’interesse per Calogero Ciuni nasce per la sua espressione artistica di geniale miniaturista ritenuto dalla critica un grande pittore di formazione autodidatta. Viene alla ribalta per un Vangelo miniato di 403 pagine (le carte sono 82 con numerazione romana e 321 con numerazione araba) dal formato di cm. 24×32 che reca un autografo di Papa Pio XI: Beati qui audiunt Verbum dei et custodiunt illud, incorniciato da un bellissimo fregio di foglie e fiori. Il manoscritto, bibliograficamente un unicum, è rilegato in pelle con quattro borchie metalliche agli angoli delle due facciate, chiuso da due fermagli metallici con incisioni di angeli.

Così descrive mons. Domenico De Gregorio l’opera:

Nella carta I è miniato un angelo che rappresenta due corone: una di spine e laltra di rose.

Nella carta III il Redentore benedicente che con la sinistra regge la croce; ai suoi piedi due angeli e il libro aperto con il titolo: il Nuovo Testamento.

Nella carta IV il titolo: La Sacra Bibbia. Nuovo Testamento. Il Santo Vangelo di Gesù Cristo, in una larga cornice in cui, al centro, del lato superiore la colomba dello Spirito Santo, nellinferiore, in corrispondenza, lAgnello e ai due laterali il giglio e il calice; agli angoli quattro angeli reggenti croce, ulivo, corona e un cartiglio su cui si legge il Padre Nostro.

Carta V: tra le colonne di una finestra gotica su cui si legge Biblia Sacra, i quattro evangelisti, agli angoli i loro simboli, ai lati, in tondi, IHS, i simboli della Passione; in basso tra due angeli: Vangelo.

La carta VI rappresenta S. Matteo e un angelo con sotto il titolo: Evangelio di Gesù Cristo secondo Matteo.

La carta seguente, segnata dal numero arabo 5 reca il capitolo primo: nella lettera iniziale L è miniata la Sacra Famiglia. Il testo evangelico in ogni pagina è incorniciato da foglie e fiori; le iniziali maiuscole sono sempre in minio, in nero il testo.

Le illustrazioni sono sempre a piena pagina, però le rappresentazioni delle scene evangeliche, per lo più, sono formato cartolina o poco più grandi: lo spazio rimanente è sempre riempito da bellissimi, originali ornati a fiori, frutti, arabeschi o disegni. Per ogni capitolo si dà anche un sommario.

Le illustrazioni sono: Annunziazione (VII), Visitazione (VIII), lAngelo ai Pastori (IX), adorazione dei pastori (X), i magi incammino (XI), davanti Erode (XII), seguendo la stella (XIII), loro adorazione (XIV), incontro con Simeone (XV), il sogno di Giuseppe (XVI), la fuga in Egitto (XVII), sosta durante la fuga(XVIII), Gesù fra i dottori (XIX), predicazione del Battista (XX), battesimo di Gesù (XXI), la tentazione (XXII), nozze di Cana (XXIII), Gesù e la Samaritana (XXIV), Nicodemo e Gesù (XXV),guarigione di un paralitico (XXVI), Langelo della Passione con flagelli (XXVII). Inizio del Vangelo di S. Marco (XXVIII), pesca miracolosa (XXIX), Gesù nella sinagoga di Nazareth (XXX), Giovanni manda i discepoli da Gesù (XXXI). Decollazione del Battista (XXXII), Gesù guarisce i malati (XXXIII), resurrezione della figlia di Giaro (XXXIV), Gesù e i fanciulli (XXXV), Gesù cammina sui flutti (XXXVI), moltiplicazione dei pani (XXXVII), resurrezione del giovane di Naim (XXXVIII), Gesù da Marta e Maria (XXXIX), la Trasfigurazione (XL), Angelo della passione con croce e chiodi (XLI), l’Evangelista Luca (XLII), sermone del monte (XLIII), il buon samaritano (XLIV), il figliuol prodigo (XLV), il fariseo e il pubblicano (XLVI), lofferta della vedova (XXVIII), Gesù e ladultera (IL), resurrezione di Lazzaro (L), la moneta del tributo (LI), Gesù piange su Gerusalemme (LII), ingresso in Gerusalemme (LIII), Gesù si reca al Tempio (LIV),Gesù scaccia i mercanti (LV), lunzione di Betania (LVI), lultima cena (LVII), orazione nellorto (LVIII), apparizione dell’angelo (LIX), caduta di Gesù (LX), Gesù davanti a Caifa (LXI), Gesù deriso (LXII), langelo della passione con spugna e calice (LXIII), il vangelo di Giovanni (LXIV), negazione di Pietro (LXV), Ecce Homo (LXVI), Gesù caricato della croce (LXVII), caduta di Gesù (LXVIII), Gesù e le donne di Gerusalemme (LXIX), Gesù inchiodato sulla croce (LXX), la Crocifissione e Gesù nell’Eucaristia (LXXI), Gesù tolto dalla croce (LXXII), sepoltura di Gesù (LXXIII),risurrezione di Gesù (LXXIV), le donne al sepolcro (LXXV), Pietro al sepolcro (LXXVI), Gesù appare a Maria (LXXVII), i discepoli di Emmaus (LXXVIII), Gesù appare agli Apostoli (LXXIX), Lascenzione (LXXX), langelo della passione con la lancia (LXXXI).

In chiusura l’autore appone la firma dentro un medaglione Calogerus Ciuni campobellensis, agrigentinus, Venetiae F.(ecit) MCMXV-XXII. Segue un ampio autografo del Cardinale Patriarca di Venezia, datato Pasqua 1922, che encomia la varietà degli ornati e l’aspetto mistico e poetico dell’Evangelo, oggi custoditonella Biblioteca del Seminario di Agrigento, dovè pervenuto nel periodo 1947-64, per mezzo di mons. Calogero Lauricella, allora rettore del Seminario, che lo ebbe o dallo stesso autore o dalla sua famiglia erede. Esso rappresenta un vero capolavoro dell’arte, al livello de La Vita di Gesù del Cardinale Alfonso Capecelatro, anzi è perfino superiore e più singolare per la ricchezza degli ornati, la cromia, i soggetti rappresentati nelle illustrazioni degli episodi evangelici, la miniatura dei manoscritti e dei testi che richiamano alla memoria l’accuratezza amanuense e la dedizione monacale.

Così scrive il Cardinale Patriarca di Venezia:

Lungo studio e grande amore pose il sig. Ciuni Calogero nel trascrivere e miniare questo Volume sacro, rivelando affetto grande al Vangelo e attitudine non comune all’arte del miniare; nella quale avrebbe potuto facilmente emulare i più valenti; oveavesse avuto agio di esercitarsi nelle discipline del disegno. Einvero mirabile che un uomo, il quale mai poté darsi allo studio dell’arte del disegnare o del dipingere, ed è occupato ogni giorno ne’ gravosi doveri dell’ufficio, onde trae il sostentamento per sé e per la famiglia diletta, abbia compiuto con pazienza monacilequesto lavoro, dilettevole a vedere per la varietà e la vaghezzadegli ornati e per quell’insieme di colorito, che dà alle scene evangeliche un aspetto misticamente proteso, qual è nell’animo dell’artista. Vada a lui il mio plauso e la benedizione del Pastore.

Venezia, Pasqua del 1922.                    + Pietro Card. La Fontaine Patriarca.

Ad integrare l’attività artistica di Calogero Ciuni, sicuramente non sporadica, della quale al momento non rimane traccia, si segnalano nella Chiesa Madre di Campobello di Licata La Cena di Emmaus e Il Sacrificio di Abramo cm 157,0x103,0 (HxL) dipinti  ad olio di discreta fattura realizzati nel 1920, secondo altri nel 1940,  dal nostro pittore campobellese maerroneamente attribuite al fratello Felice, che secondo asserzioni di famiglia non era dotato di vena artistica, esclusivamente riferita a Calogero, come amavano ricordare le sorelle Francesca e Carmela, dette paparieddi o paparelle, per l’attaccamento viscerale alla chiesa cattolica e al papa. Infatti, gli altri due fratelli sulla scia di Calogero intrapresero la carriera militare: Ciuni Angelo (27. 03.1882-19.05.1959) nominato nel 1925 brigadiere di Pubblica Sicurezza, il 28 Aprile 1920 contrasse matrimonio civile con Cardamone Maria Angela a Catania dove concluse i suoi giorni; Felice Alfonso (03.01.1893-07.05.1955) invece, inserito nel corpo dei bersaglieri a Palermo, lo troviamo quale ufficiale di complemento nella fanteria del 1917, riscontrato anche nel 1941;morì a Mestre.

Il Ciuni cosciente del valore del Vangelo miniato, nel 1937 partecipa anche ad un concorso indetto dalla Reale Accademia d’Italia per le borse istituite dalle diverse fondazioni come premi accademici e questi elaborati inediti (fotografie), inviati insieme alle domande sono ancora conservate nell’archivio dell’Istituzionee inseriti nella busta n.8 al numero 81, posizione datadall’Accademia al momento del ricevimento i cui riferimenti archivistici in cui è conservata la domanda relativa corrispondono a tutt’oggi, ma non si conoscono gli esiti del concorso.

Una nota a parte meritano le sorelle Francesca e Carmela, già menzionate, dette affettuosamente Ciccina e Mimì, che per molto tempo professarono l’arte dell’ornato, dell’intaglio e del ricamo a piano terra della loro abitazione di Via Nicotera al civico 89;entrambe benefattrici, donarono alla comunità locale una statua della Madonna dormiente, che fu benedetta dall’arciprete Calogero Cascio nel pomeriggio del 26 Luglio 1942 nella Chiesa Madre di Campobello di Licata, dell’opera non più esistenterimane qualche frammento. Considerato che la Madonna dormiente era un manichino assemblato con testa, mani e piedi di legno e corpo di paglia, non è fantasioso ipotizzare che le vesti della Vergine (tunica, mantello) e il giaciglio siano stati riccamente ricamati e ornati dalle due sorelle, vere specialiste nel settore.

Nell’attesa di ulteriori sviluppi, tanto dovevo per onestà intellettuale nel dare giusto merito ad una eccellenza locale che rischiava l’oblio della storia, complici come sempre gli eventi che attivano inconsapevoli meccanismi di superficialità e disattenzione umana. Per la stesura del presente contributo storico, desidero ringraziare la fattiva collaborazione dell’Ufficio BCE della Arcidiocesi di Agrigento, dell’Ufficio di Stato Civile conl’Amministrazione Comunale e quella dell’Archivio Storico Parrocchiale San Giovanni Battista di Campobello di Licata per le necessarie autorizzazioni, non ultima la disponibilità del prof. Felice Magro di Agrigento, speciale e stimato concittadino, per aver rispolverato utili ricordi sulla famiglia Ciuni.

CALOGERO BRUNETTO



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