La Corte costituzionale dice no al decreto Salva Isab da parte del Governo nazionale. Secondo quanto emerso nel giudizio, “le misure governative che impongono la prosecuzione di attività produttive di rilievo strategico per l’economia nazionale o la salvaguardia dei livelli occupazionali, nonostante il sequestro degli impianti ordinato dall’autorità giudiziaria, “sono costituzionalmente legittime soltanto per il tempo strettamente necessario per portare a compimento gli indispensabili interventi di risanamento ambientale”.
Cosa è il salva Isab
Il salva Isab è un provvedimento varato dal Governo nazionale per “blindare” il Petrolchimico di Siracusa dove nell’ultimo anno si sono verificati due eventi capaci di metterne a rischio la sua stessa sopravvivenza che avrebbe potuto causare effetti devastanti. Sotto l’aspetto della produzione, il 22% del carburante che circola in Italia viene raffinato negli stabilimenti del Siracusano e poi c’è la questione occupazione perché qui lavorano, tra diretti ed indotto, circa 8 mila persone.
L’altro terremoto è stata l’inchiesta per disastro ambientale della Procura di Siracusa culminata con il sequestro, firmato dal gip di Siracusa, del depuratore Ias, in cui si trattano i reflui civili di due Comuni, Priolo e Melilli, ed i fanghi della zona industriale. Il Governo nazionale, con la salva Isab, dal nome delle raffinerie che dalla Lukoil sono passate al fondo cipriota Goi Energy, ha ritenuto, di fatto, la zona industriale del Siracusano, compreso l’impianto Ias, sito di interesse nazionale, assolutamente strategico nel settore energia.

















