Dopo mesi di silenzi, rinvii e rassicurazioni di facciata, la questione delle borse di studio
torna al centro del dibattito pubblico. A dicembre studenti e studentesse erano in piazza,
arrabbiati e determinati, mentre dalle istituzioni arrivavano solo promesse veicolate tramite la
stampa. Poi gennaio è scivolato via nel vuoto più totale: pratiche ferme, nessuna
comunicazione, nessuna risposta.
Solo negli ultimi giorni l’ERSU ha dato timidi segnali di attività. Un risveglio tardivo che, però,
non può bastare.
«Non pensino che un generico “ci stiamo lavorando” sia sufficiente a chi aspetta da mesi ciò
che gli spetta di diritto», dichiara Irene Ferrara, componente del Consiglio di
Amministrazione dell’ERSU di Palermo. «Le borse di studio non sono un favore concesso
dall’alto, ma uno strumento essenziale per garantire il diritto allo studio. E come tale vanno
trattate: con serietà, trasparenza e tempi certi».
Ferrara sottolinea come il silenzio istituzionale abbia avuto conseguenze concrete sulla vita
di centinaia di studenti e studentesse.
«C’è chi è costretto a scegliere se pagare l’affitto o continuare a studiare. Chi rinuncia, chi si
indebita, chi resta indietro. Tutto questo mentre le pratiche restano bloccate senza
spiegazioni».
E conclude:
«Se qualcuno pensava che il tempo avrebbe spento la mobilitazione, ha fatto male i conti.
Ora è il momento di assumersi le proprie responsabilità. Continueremo a far sentire il fiato
sul collo finché non arriveranno risposte chiare e soluzioni reali. Non ci fermiamo».