
Nella seconda metà dell’Ottocento a Canicattì fu costruita una nuova chiesa, quella di Sant’Eduardo, nella parte alta della città: la posa della prima pietra avvenne nel 1880, l’inaugurazione nel 1887.
Promotore del nuovo edificio di culto fu il sacerdote Salvatore Di Fede, che abitava in via XX Settembre. Era nato nel quartiere di Sant’Eduardo il 24 gennaio 1832 da Giovanni e Diega Mantione; morì, a sessantaquattro anni, il 21 dicembre 1896. Dava, soprattutto ai futuri seminaristi, lezioni di latino, ma la sua grande passione era quella di costruire e riparare orologi.
Con i suoi risparmi comprò un piccolo appezzamento di terreno ed iniziò la costruzione della nuova chiesa, grazie anche al contributo della baronessa Rita Bordonaro in La Lomia e dei fratelli Ignazio, Filippo e Pietro Caramazza. Gli stucchi, all’interno, furono realizzati dal nisseno Arcangelo Giangreco, collaborato dai canicattinesi Giovanni e Giuseppe Milano; tutti e tre eseguirono degli stucchi anche nella chiesa del Carmine.
Sul campanile della chiesa fu collocato un grande orologio che azionava un secondo quadrante sul prospetto, sotto la croce: nella realizzazione di quest’opera, padre Di Fede si avvalse della collaborazione di Gaetano Leotta, un bravo orologiaio con bottega a Borgalino, un all’angolo tra le vie Salemi e Gozzi.
All’interno della nuova chiesa fu collocata una statua del santo re inglese, ornato di manto reale, cintura e spada e raffigurato nell’atto di dare la vista ad un povero cieco inginocchiato davanti a lui.
Il santo, scelto come titolare della nuova chiesa da padre Di Fede perché lo avrebbe guarito da una grave malattia, veniva festeggiato solennemente la prima domenica di ottobre. In tale occasione si svolgeva – come nelle altre feste cittadine – una fiera di bestiame. Come abbiamo già detto, anche a Sant’Eduardo fu costituita – ultima in città – una confraternita: i suoi membri vestivano tunica blu, cappuccio bianco e mozzetta rossa.
Padre Di Fede, con un bel neo sul lato sinistro del viso, bassotto e tarchiato, pingue e rubicondo, sempre gioviale, era soprattutto famoso per la sua… precisione e puntualità.
Alla sua morte, avvenuta il 21 dicembre 1896, gli successe come rettore della chiesa il sacerdote Stefano Munna, collaborato dall’ex francescano padre Angelo Lupo (Mario Milano, Cittadini che meritano d’essere ricordati-Sac. Angelo Di Fede, in La Torre, Anno VIII, Canicattì 12 novembre 1961).
Il nome del sacerdote era però Salvatore e non Angelo (Comune di Canicattì – Ufficio dello Stato Civile – Registro dei morti dell’anno 1896).
Questa l’epigrafe collocata sulla sua tomba: Tu che passi da questa tomba, fermati e contempla… io formato di polvere in polvere ritorno.
Nella chiesa di Sant’Eduardo si è, successivamente, sviluppato il culto della Madonna della Catena venerata, da sempre, nella chiesa del Carmine. Risale al 1557 l’autorizzazione alla costruzione, all’interno di detta chiesa, di una cappella in onore della Madonna della Catena, concessa dai padri carmelitani a tale Giovanni Falco.
La chiesa di Sant’Eduardo non poté, dunque, essere compresa nell’elenco delle chiese e degli oratori che il vescovo Domenico Turano inserì nella relazione ad limina inviata a Roma in data 15 luglio 1878.
Nella relazione il vescovo descriveva con dovizia di particolari anche la situazione finanziaria delle varie chiese. La Matrice riceveva sostentamento dal Comune e, a sua volta, sosteneva la parrocchia succursale di San Biagio. Non avevano particolari problemi le chiese che, pur dopo la confisca dei beni ecclesiastici, erano ancora officiate da religiosi e cioè Spirito Santo, San Domenico, San Francesco, Santi Filippo e Giacomo (la Badia) e Carmine.
Seguivano poi nell’elenco le chiese povere: Maria SS. degli Agonizzanti, Santa Rosalia, Sancta Maria de Rupe (Madonna della Rocca), Anime del Purgatorio, Santa Barbara, “clausa ad praesens et destinata a gubernio ad depositionem cadaverum” (chiusa al momento e destinata dal governo alla sepoltura dei cadaveri), San Calogero, Monte Calvario, San Giuseppe, “Ecclesia Sanctae Luciae virginis et martiris” (Santa Lucia).
Tra le chiese povere, allora, c’era anche la chiesa del patrono San Diego; queste chiese, scriveva il Turano, “vix habent in sacris suppellectibus” (hanno a stento quanto necessario nell’arredo sacro). Il vescovo dimenticò di inserire nell’elenco la chiesa di San Nicolò di Bari; parlava infatti di 21 chiese (comprese quelle rurali della Beata Maria Vergine dell’Aiuto, “ad praesens clausa cultui”, della Madonna delle Grazie detta di Gulfi e del Purgatorio in contrada Rinazzi) ma ne elencava solo 20.
Oltre le chiese esistevano tre oratori pubblici, nelle contrade Andolina, Cazzola e Giacchetto, ed alcuni oratori privati nelle case dei sacerdoti Aronica, Cupani e Cuva e nei palazzi nobiliari di Agostino La Lomia, Luigi Gangitano, Biagio Lombardo, Nicolò La Lomia, Eleonora Lombardo, Salvatore Gangitano, Diego La Lomia, Nicola Lombardo, Maria Concetta La Lomia, Rosario La Lomia, Filippo Caramazza, Giovanna Palumbo, Diego Bordonaro, Gaetano Bartoccelli, Vincenzo Palumbo e Giuseppe Vella.
La chiesa di Sant’Eduardo è stata elevata al rango di parrocchia il 24 dicembre 1933 dal vescovo Giovanni Battista Peruzzo. Ne fu primo parroco – fino alla morte sopraggiunta il 16 novembre 1956 – Luigi Zucchetto. Ha scritto di lui l’arciprete di Canicattì monsignor Vincenzo Restivo: “Sempre schietto, dinamico, coraggioso nei cimenti… ebbe lunghe crudeli sofferenze. Mi disse un giorno: “Padre arciprete, se non avessi la fede mi sparerei. Era un buon cacciatore”.
Suo successore fu Vincenzo Montanti, alto quasi due metri ma da tutti chiamato padre Montantino per distinguerlo dal più anziano monsignor Matteo Montanti, storico parroco di San Diego.
Vincenzo Montanti, morto novantunenne nel 2006, fu a lungo anche custode del cimitero. Una tradizione – quella dei sacerdoti-custodi del cimitero – andata avanti per decenni con Diego Augello, Vincenzo Seminatore e Diego Lo Brutto, celebre parrinu burduni protagonista – suo malgrago – di alcune esilaranti poesie del poeta dialettale canicattinese Peppi Paci. Da quando Vincenzo Montanti – il 27 gennaio 1977 – fu collocato a riposo come custode del cimitero, il suo posto fu occupato da dipendenti laici del Comune. GAETANO AUGELLO












