Nella provincia con il tasso di disoccupazione al 17%, con 21.149 imprese e 47.155 lavoratori, vertenze arenate come quella dell’Italkali, bombe sociali che aspettano di esplodere come il precariato nelle amministrazioni pubbliche o negli Ato, la Cgil riduce il suo ruolo a quello di un patronato, anziché di sindacato. Tuttavia il leader nazionale dell’organizzazione sindacale, Guglielmo Epifani, ieri pomeriggio nella città dei Templi, sceglie la strategia dell’attacco e non quella della difesa. “In questa crisi, ha detto Epifani, si parla poco dei problemi del mezzogiorno perchè le fabbriche che chiudono, i lavoratori in cassa integrazione sono soprattutto in altre parti del paese quindi si è portati ad immaginare che il sud soffre meno la crisi. L’opinione della Cgil è esattamente il contrario. Il mezzogiorno non ha i problemi di cassa integrazione ma sconta la crisi con un aumento drammatico dei tassi di disoccupazione” . Poi è la volta di due prime donne nel vero senso della parola. Visibilmente commossa per la visita del segretario generale della Cgil è il suo riferimento periferico in provincia di Agrigento, Mariella Lo Bello che nel suo intervento nell’atrio interno al Teatro Pirandello rivendica la necessità del sindacato contro un’economia di carta che è alla base della congiuntura globale. E guarda con attenzione al nuovo governo regionale invece il segretario siciliano della Cgil, Mariella Maggio.














