Hanno lasciato Lampedusa i cinque eritrei soccorsi giovedì scorso da una motovedetta della Guardia di Finanza, dopo che il loro gommone, partito il 28 luglio dalla Libia, aveva vagato nel Mediterraneo per oltre venti giorni.
Durante la traversata, secondo il racconto dei naufraghi, 73 loro compagni di viaggio sarebbero morti di stenti e i loro cadaveri abbandonati in mare. Ieri sera due migranti, un uomo ed una donna le cui condizioni di salute erano subito apparse più gravi, sono stati trasferiti con un’eliambulanza del “118” nell’ospedale “Cervello” di Palermo. Questa mattina gli ultimi tre, due dei quali hanno 17 anni, sono stati imbarcati sul traghetto di linea con destinazione Porto Empedocle.
I due minorenni saranno accompagnati in una comunità protetta, il terzo immigrato in un centro di accoglienza. Quasi certamente i cinque profughi avanzeranno richiesta d’asilo, come la maggior parte degli eritrei giunti in Italia via mare.
Una procedura che dovrebbe sospendere automaticamente il rischio di un possibile arresto per immigrazione clandestina, come prevede il decreto sicurezza, paventato dal procuratore di Agrigento Renato Di Natale, che coordina l’inchiesta condotta dal sostituto Santo Fornasier sull’ultima tragedia dell’immigrazione avvenuta nel Canale di Sicilia.
Il magistrato aveva anche ipotizzato una rogatoria internazionale nei confronti di Malta per accertare un eventuale omissione di soccorso da parte di una motovedetta maltese che, secondo il racconto dei cinque naufraghi, si sarebbe rifiutata di prenderli a bordo limitandosi ad indicare la rotta verso Lampedusa dopo averli riforniti di carburante e avergli consegnato alcuni salvagente.
Una versione smentita ieri dal governo maltese, che si è detto disponibile a fornire alla magistratura italiana “tutti i chiarimenti necessari sulla vicenda”. Fino a questo momento la procura di Agrigento sta procedendo per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio colposo plurimo a carico di ignoti.












