Se in famiglia la violenza domestica non diminuisce, se nelle scuole i casi di bullismo aumentano, se i preti dei quartieri a rischio diventano oggetto di minacce ed aggressioni, se la stessa polizia risulta assediata quando interviene in un pub , in un ritrovo di giovani, se un vigile non può notificare una contravvenzione senza finire aggredito come è successo ad Agrigento (ultimo in ordine di tempo), vuol dire che gli anticorpi di questa nostra comunità sono stati neutralizzati o sconfitti.
Non si tratta di esprimere solidarietà , sicuramente meritata, ad ognuno delle vittime della violenza. Si tratta di capire perché tutto questo accade , cosa fare per impedire che continui questa brutalità sociale che non ha nulla a che vedere con la presenza nei nostri quartieri , nelle nostre città degli immigrati che arrivano da terre lontane nella speranza di realizzare un sogno di libertà , di pace e di benessere.
E’ stato detto che la società sana non ha bisogno di eroi ma di testimonianze viventi e di comportamenti individuali, istituzionali e collettivi che qualifichino il livello di civiltà di un popolo.
In questa nostra provincia la mafia – con le sue estorsioni , con le sue aggressioni, con le sue corruzioni, con i veleni che continuano ad uccidere i nostri giovani, la droga, i simboli negativi del potere di un uomo sull’altro – costituisce la peggiore scuola d’imbarbarimento che travolge tutto e tutti malgrado i positivi contrasti e successi di magistratura e forze dell’ordine.
Mai la sicurezza in una famiglia , in una scuola, in un luogo pubblico, dipende dalla forza della repressione -che pur ci vuole-, insieme alla certezza della pena e delle sanzioni.
Serve la prevenzione, ma in famiglia ci sono troppo tensioni:del pensionato, dei genitori che lavorano e non, dei giovani che vedono il proprio futuro senza avvenire.
In una scuola teatro, ormai, di scontri permanenti che alimentano l’insicurezza degli operatori e l’abbassamento dei livelli di formazione non solo scolastica ma sociale in senso culturale.
Sicurezza nella società senza lavoro, è una parola inutile.
Tutti siamo pieni di rabbia, d’insoddisfazione,, di speranze deluse, di presente in accettato. In un quadro nel quale tutti siamo contro tutti solo la ricerca dell’armonia e della solidarietà in famiglia , fuori da essa può costituire quella vitamina per quella sicurezza di cui si parla.
La politica torni ad essere servizio e non luogo del conflitto degli interessi individuali e di gruppo, mi verrebbe da dire di classe.
La famiglia, da sempre ammortizzatore sociale,ritrovi la sua unità e partecipi – come ha fatto il 5 agosto lungo la via Atenea per difendere il San Giovanni di Dio, il diritto alla salute,, in uno stato di sicurezza e di legalità.
La scuola avvertirà i sintomi positivi di ciò che accade nella famiglia di ogni docente e di ogni discente.
Insomma se qualcuno compie un atto di violenza su un altro, ha sicuramente torto ma quanta responsabilità appartiene , anche, ad ognuno di noi. Appunto: ognuno di noi piuttosto che dirsi solo cattolico pratichi quella dottrina cristiana che considera gli egoismi e le violenze, malattie dell’animo che vanno curate con l’amore e la solidarietà.
Ognuno impari qualcosa per potere qual cosina insegnare agli altri.
Agrigento 21 settembre 2009
on. Mariagrazia Brandara


















