arcivescovoQuesta mattina (06 novenbre 2009) un gruppo di Coltivatori diretti, certamente espressione di una situazione e di una realtà, non solo personale ma di un’intera categoria e settore, si sono rivolti al nostro Arcivescovo per “gridare” lo stato di smarrimento e di desolazione da anni provato, di fronte alla gravissima crisi che ormai da anni colpisce il sistema agricolo, oggi ancora più drammatica che mai.
I dati sulla disoccupazione sono drastici, le chiusure delle piccole realtà ormai quasi una regola, in crisi anche le tante coop che speravano, puntando proprio sulla potenzialità dell’ unirsi, di meglio affrontare la crisi che è diventata ormai acuta.
Non si tratta più di non riuscire a “guadagnare” il giusto, di aver riconosciuto ed ottenere degli “aiuti” che permettevano di sopportare i momenti difficili dettati dalla legge della concorrenza sempre più forte e a volte spietata, ma di non riuscire più nemmeno a coprire i costi o addirittura di non avere neanche lo slancio e la speranza di Coltivare perché spesso il costo di produzione è superiore di gran lunga al prezzo di mercato. Tante troppe famiglie che oltre a vedersi togliere la possibilità di riuscire a sopravvivere ora si vedono tolta anche la speranza di poter continuare a sacrificarsi e lavorare nelle proprie terre.
Non si tratta solo di un “grido” a questo o quell’altro Assessore del momento ma di suscitare un’attenta azione a tutti i livelli per cercare di dare una svolta al Sistema già quasi al collasso. L’assessore regionale al ramo in questi giorni, più volte sollecitato, si è già mosso per assicurare un’intervento concreto a sostegno del settore interessato, ma è necessario “fare” di più…
Va ricordato a tutti che di fronte a una popolazione in crisi, e di questo si tratta perché quello dell’agricoltura per la nostra Provincia e Regione rappresenta (accanto a quello turistico) uno dei pochi settore di sviluppo (ma più che di sviluppo ormai dalle nostre parti si dovrebbe parlare di sopravvivenza), va vissuto non solo il cristiano e umano senso della più profonda solidarietà… ma si dovrebbero ricordare soprattutto le Istituzioni Regionali, nazionali ed Europee, del principio di Sussidiarietà che permetta ai “piccoli” di sopravvivere e continuare a sperare nell’oggi e nel domani.
Per questo la Chiesa Agrigentina esprime la sua solidarietà agli agricoltori siciliani che da mesi sollecitano sia il Governo nazionale che quello regionale ad adottare misure concrete per fronteggiare una situazione ormai insostenibile. Ormai è emergenza vera con un’impresa agricola su tre a forte rischio e con bilanci aziendali sempre più “in rosso”.
E’ il continuo crollo dei prezzi all’origine l’elemento che alimenta di più le preoccupazioni. Uno scenario aggravato dai costi che per le imprese agricole sono diventati sempre più insostenibili. Tra mezzi di produzione, oneri contributivi e adempimenti burocratici, si registra un peso rilevante per gli agricoltori che, oltre a perdere competitività sui mercati, vedono ridurre in maniera drastica i propri redditi.
In una situazione così grave la Chiesa non può che manifestare la sua comprensione per la condizione drammatica in cui versano gli agricoltori, condividendo la loro preoccupazione per il futuro. Sono comprensibili, altresì, la rabbia e i gesti di protesta, sperando che il Governo nazionale e regionale, assieme ai responsabili dell’Unione europea ricerchino, in dialogo con le diverse associazioni agricole, una soluzione onesta, giusta e durevole. I frutti della terra e del lavoro dell’uomo meritano il rispetto ed il riconoscimento da parte di tutti e, pertanto, speriamo che il grido di aiuto degli agricoltori possa essere ascoltato anche da altri. La Chiesa lo spera e lo incoraggia con insistenza.
In attesa che dai tavoli tecnici e politici insediati possano arrivare risposte incoraggianti, siamo disponibili a partecipare ad un incontro con l’assessore regionale al ramo per conoscere lo stato dell’arte e per portare al confronto il contributo di valori che, anche in questo ambito, non è venuto mai meno dalla dottrina sociale della Chiesa.
Come si legge nel messaggio, della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, per la Giornata del Ringraziamento del 2009: il lavoro agricolo consente all’uomo di realizzare un rapporto diretto e assiduo con la terra: fedele al progetto originario di Dio, egli offre alla terra le sue cure e la terra gli offre i suoi frutti. È una reciprocità nella quale si rivela e si compie un disegno finalizzato alla vita, all’essere e al benessere dell’umanità, allo sviluppo di tutti e di ciascuno. Ecco perché risulta oltremodo urgente riconoscere la centralità del lavoro agricolo per recuperare quel processo virtuoso che ridona la dignità di persona al lavoratore della terra nella stessa misura che ai lavoratori dell’industria e dei servizi.
Il Direttore Dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del lavoro
Don Mario Sorce