Dopo il successo a settembre, al Teatro Sociale di Canicattì, l’associazione Tersicoreum rappresenta Il berretto a sonagli di Pirandello adattamento in atto unico e regia di Simone Luglio, al teatro Margherita di Racalmuto. Finalmente di nuovo in scena una commedia pirandelliana, una sfida contro anni di silenzio teatrale creato dall’abbandono all’idea di un Pirandello noioso e pesante! La commedia primo novecentesca scritta in due atti da Pirandello, viene proposta in un contesto moderno in atto unico perché ne risulti diversa tanto quanto basta,divertente ma non per questo banale, simpatica al punto giusto, fresca e alleggerita al cospetto del pubblico: l’ambiente è essenziale col suo unico lampadario pendente, tappeti enormi che stabiliscono lo spazio degli attori, sempre presenti, non c’è un “dietro le quinte” , tutto si svolge davanti gli occhi del pubblico che diventa partecipe di ogni mossa dell’attore; tali attori sono scalzi, i piedi nudi li spogliano da quegli schemi mentali a cui ormai ci siamo abituati. Le luci ( di Francesco Sottile) curate, importantissime, colorano la scena, sottolineano i volti durante i monologhi, vanno a ritmo con gli effetti innovativi che il regista ha studiato apposta per lo spettacolo: il passaggio dal primo al secondo tempo, per esempio, è modulato dagli attori stessi con un grande foglio di metallo e sacchetti di plastica che, stropicciati, sembrano davvero tuoni e pioggia come fosse una tempesta, e con un bordone finale, un lamento ad oc, che restituisce continuità allo spettacolo. L’innovazione, eccezionale solo perché siamo “sfiorati” da un certo tipo di teatro e non abbiamo di conseguenza la possibilità di aprirci ad un confronto, colpisce, ma non è la trovata che stupisce: <è’ come cuci la trovata addosso alle cose>, dice il regista, il quale ha disseminato tecnica e professionalità sul palcoscenico, ha colorato la drammaturgia quanto meno per avvicinarla a noi, tramite gli attori, veramente in gamba, i quali a loro volta ci hanno parlato nella loro lingua vera: ci ha commosso la figura di Ciampa (Lillo Zarbo): grottesca, tenera e straziante nella sua forza drammatica seppur comica , a tratti, e col suo parlare “straniero”; ci ha incuriosito e convinto la Saracena (Serena Bonsangue) e divertito il Delegato Spanò (Serena Bonsangue), personaggi interpretati dalla stessa attrice; ci ha coinvolti Beatrice (Luisa Lo Verme) nel suo malessere, nella sua gelosia fondata-infondata, nel suo piano diabolico, nel suo rapporto di complicità-comando con la sua vecchia serva, Fana (Claudia Cammilleri), attrice dolce e umana da sembrare proprio reale, e nel suo rapporto strano col fratello, il debuttante signor Fifì (Algeste Iacona), che, sostituendo l’attore mancante, nel giro di quindici giorni si è messo se non alla pari, sicuramente al passo con gli altri attori più esperienti. Proprio per questo, in verità, poco capito il suo ruolo, motivo per cui al pubblico è sembrato che Simone Luglio debba lavorarci ancora su per migliorarne la versione del pugile simpatico e scavare più a fondo la sua personalità trovando contorni diversi e maggiormente adeguati. Ci ha colpito infine come egli ha risolto il personaggio di Nina, la moglie di Ciampa, interpretata dalla “Pupa” comandata dai fili tirati su da Ciampa stesso; un particolare sfizioso e curioso. Ammirevole inoltre il lavoro silenzioso e modesto dell’ assistente- regia (Nuccia Taibi) che si è presa cura proprio di codesti particolari non lasciando al caso nessun dettaglio. Uno spettacolo che funziona come un orologio insomma, e che ci fa percepire il fatto che ci siano state ore e ore di lavoro dietro, quella tecnica e professionalità concreta suddetta, una rottura vera e propria delle forme mentis impostate e ferme ad un teatro locale che non si aggiorna e ammoderna; uno spettacolo che ci ha fatto calare nella storia grazie alla spontaneità degli attori, spontaneità che non era disinvoltismo, ma essere se stessi in equilibrio con essere il personaggio da interpretare; che ha rispettato le tematiche pirandelliane sui paradossi dei personaggi unite all’aspetto comico pur nella sua piccola rivoluzione contemporanea, tanto da rendere vivo questo capolavoro, questa commedia di valore che sembra più nata che scritta. Bravi,dunque, appassionati e con tanta voglia di imparare ancora e perfezionarsi sempre più. In definitiva un teatro che ci è piaciuto, che si è emancipato. Che ha fatto la differenza! E che ci ha portato ad un livello teatrale più alto che però, è solo il primo gradino di un’ottima partenza e non di un arrivo. Ragion per cui, dopo Canicattì, Camastra e Racalmuto, il pubblico è curioso di continuare a vedere le repliche che la compagnia realizzerà all’interno del territorio siciliano come a Caltanissetta, e non, come probabilmente al festival di Salerno.