Sono appena rientrato da Roma, dopo un’assenza di tre giorni. La mia permanenza a Roma è stata caratterizzata da importanti impegni politici e di lavoro e, inoltre, afflitta da una fastidiosissima e virulenta influenza.

Nelle prossime ore mi occuperò, in dettaglio, delle polemiche che hanno investito l’organizzazione della Sagra.


Immediatamente, però, intendo porre alcuni punti fermi.

Gli agrigentini gradiscono molto la “Sagra” e le sagre organizzate dall’Amministrazione Zambuto, seppur tra mille difficoltà e incertezze, hanno comunque avuto un notevole successo popolare. Anche ieri, domenica mattina, al mio ritorno ad Agrigento, ho trovato una città affollata e festosa, per il “Festival dei bambini del mondo”.

Vi sono aspetti che non mi convincono, connessi a “cadute di stile”, quali ad esempio il ruolo e la presenza di un soggetto come Giugiù Di Falco, che qualche settimana fa lanciava proclami contenenti affermazioni gravissime, di natura penale, sulle passate edizioni della manifestazione, e adesso spunta come “ben retribuito” organizzatore.

Nei prossimi giorni porterò all’attenzione della Procura della Repubblica gli scritti di Di Falco in modo tale che se questi ha denunzie da fare, potrà farlo nelle competenti sedi.

Il giudizio che do sulla società “Il Sestante” è un giudizio che ha luci e ombre. E’ stata protagonista di cose buone e di qualità, fornendo importanti e qualificate occasioni agli agrigentini, ma da un lato si è mossa, in passato, in un quadro di alleanze e compromessi politici con i noti potentati e, dall’altro, ho notato pratiche illegali per quanto riguarda il rapporto con i lavoratori. Mi riferisco sia a note vicende riportate lo scorso anno dagli organi di stampa, sia a situazioni di sfruttamento di una lavoratrice polacca, ove “Il Sestante” ha beneficiato anche di incredibili coperture, frutto di reati penali, da parte di qualche funzionario dell’Ispettorato del Lavoro.

In questo quadro, non mi appaiono condivisibili i criteri che hanno portato alla ripartizione delle somme per la pubblicità istituzionale. Risulta semplicemente ridicolo che il sito de “Il Sestante” venda pubblicità e gli altri siti web agrigentini siano stati incredibilmente tagliati fuori o ridicolizzati.

Mi pare opportuno, invece, che le televisioni – che comunque diffondono nelle case degli agrigentini e di molti cittadini siciliani le immagini dell’evento – abbiano comunque un ristoro degli sforzi fatti.

Concludo. Il mio pensiero netto è che oggi la Sagra sia più un evento di spettacolo interno alla realtà agrigentina e siciliana, che non un “evento turistico” proiettato all’esterno. Sino a quando non si potrà fare programmazione – a causa del fatto che le somme vengono stanziate all’ultimo momento – non si potrà ottenere molto di più. Ma è già importante ottenere questo risultato, cioè una Sagra spettacolare, che per una settimana riempie di gioia e vitalità la città di Agrigento.

Occorre invece evitare che ruoli altamente inquinanti, come quelli di Di Falco o similari, creino attorno alla Sagra un inutile contesto di rissa. Per essere ancora più chiari: ritengo molto più produttivo per gli agrigentini spendere i soldi che dovrebbe prendere Di Falco (o altri similari difalchi di turno, che pure vi sono…) per dare spazio alla Sagra sui siti web e sui giornali, anche locali, (come L’Amico del Popolo).

Agrigento, 7 febbraio 2011

Il consigliere comunale PD

Avv. Giuseppe Arnone