A seguito dell’articolo pubblicato ieri sulle statue” vestite” in piazza XX settembre e in piazza Aldo Moro a Campobello di Licata, sono giunte nella nostra redazione diverse precisazioni e alcune foto, pubblichiamo integralmente quanto ricevuto dagli autori del simbolico gesto:
“Noi capiamo il punto di vista di un giornalista che tenta di fare il suo lavoro. Ma un giornalista non può comportarsi come un panettiere. Il giornalista ha la responsabilità della “verità”.
Dovrebbe cercarla ogni volta che decide di parlare di qualcosa, non prendere dei fatti trasformarli in un articolo di accuse, oltre che di imprecisioni, da vendere. Chi non capisce questo semplice concetto, chi scrive e non ha a cuore la verità, chi non è interessato a capire, chi non ha spirito critico, non è un vero giornalista.
Le parole sono importanti, diceva Moretti: niente di più vero.
Giovanni Blanda dice che siamo teppisti, che faremmo bene a rimanere a casa a dormire, e probabilmente non si è chiesto nemmeno una volta se quello che abbiamo fatto potesse avere ragioni più profonde.
Non stiamo dicendo di aver compiuto un atto rivoluzionario, ma speravamo che qualcuno sprecasse almeno cinque minuti a domandarsi perché.
A quanto pare, anche chi dovrebbe sentire questa necessità, ovvero chi scrive per la gente, non lo ha fatto. Triste constatazione.
Secondo noi, il sano popolo campobellese, di cui fanno parte anche le persone che ci accusano di vandalismo, e’ quello che non si scandalizza dell’alto tasso di degrado delle cosiddette opere d’arte ma grida all’oltraggio quando le medesime vengono vestite per coprire le brutture portate da anni di noncuranza, quello che si guarda intorno e non si chiede come mai, al di là delle noiose faccende politiche, questo paese sia allo sbando.
Statue di bella fattura, dice, che ingentiliscono la fontana; Purtroppo però, ci vuole ben altro per rendere almeno accettabile un’opera che sembra appartenere a uno scenario post-atomico, sporca e della quale nessuno sembra volersi prendere cura.
Il sano popolo campobellese, è quello che dovrebbe pretendere di vivere in un posto civile. Quello che se decide di passare qualche ora in piazza Aldo Moro, non deve schifarsi e andare via perché l’acqua ha quell’odore tipico dei wc delle stazioni.
La sera in cui abbiamo deciso di vestire le statue – che, tanto per chiarire, prima che al patrimonio comunale appartengono a chi in questo posto ci vive -, abbiamo trovato dei calzini, e non solo dei calzini, dentro la fontana. Così, abbiamo deciso di usare la stessa immondizia che insieme alle due fanciulle abbellisce quel posto.
A voler essere precisi, quindi, abbiamo solo spostato, almeno inizialmente, un po’ di lerciume dove potesse essere visto.
Ci siamo detti che se stava lì e nessuno lo toglieva, forse avevano chiamato qualche altro artista a fare delle installazioni. Sapete com’è l’arte contemporanea, no.
A quel punto, allora, abbiamo deciso di completare l’opera, visto che probabilmente, come al solito, non c’erano abbastanza soldi per finire quello che era stato iniziato. Noi siamo dei tizi a cui non piacciono le cose lasciate a metà.
Il giorno dopo siamo andati lì e abbiamo vestito i contadini e le due ragazzine, conciandole come delle adolescenti della DDR pronte per andare al mare, tanto sembra di stare nella Germania del muro, anche se loro se la passavano un po’ meglio.
Gli indumenti (a proposito, bello l’aggettivo usato per il maglione, che poi nemmeno esiste. La prossima volta, magari, compriamo un Louis Vuitton ché è meno grezzo), almeno così speravamo, dovevano servire ad attirare l’attenzione.
Perché la sensazione è che quella statue siano lì e nessuno ormai se ne accorge.
Fanno pena e a nessuno frega niente.
La keffiah, invece, era un piccolo omaggio a Vittorio Arrigoni, ucciso qualche giorno prima del nostro folle gesto terroristico e uber-vergognoso degno della banda Baader Meinhof. Detto questo, non possiamo che ringraziare Giovanni Blanda e quanti si sono spesi con “belle parole” perché, in fin dei conti, il nostro scopo lo abbiamo raggiunto anche attraverso loro:
Volevamo che si parlasse di questa storia e così è stato.”
Come redazione ci permettiamo di ricordare che il mestiere di giornalista è duro e molte volte si viene attaccati solo per aver scritto la verità, i titoli sensazionalisti fanno parte del giornalismo italiano e anglosassone, per questo motivo l’attacco diretto al collega Giovanni Blanda sembra eccessivo, come impone la linea editoriale di questa testata, Giovanni ha a disposizione tutto lo spazio richiesto per eventualmente replicare le note a lui rivolte.
Il Web è importante anche per questo, Giovanni Blanda non poteva mai sapere che dietro quel simbolico gesto c’era una forte denuncia al degrado urbano e un ricordo in memoria di Vittorio Arrigoni; a differenza della carta stampata le testate giornalistiche online, e canicattiweb in particolare, danno sempre ampio spazio a tutti perchè il modello comunicativo è orizzontale e non una imposizione “dall’alto”, quindi verticale, come la tv o la carta stampata.
Sommessamente altresì vogliamo ricordare al Sindaco Michele Termini che si connota atto vandalico ad opera di teppisti il danneggiamento e/o la distruzione di un bene, in questo caso l’azione di protesta e di guerrilla marketing sociale ad opera di un gruppo spontaneo di cittadini si rifà a memorie di secoli addietro quando erano le statue a “parlare” in segno di protesta, ricordiamo la celebre statua di Pasquino a Roma (da cui deriva il genere poetico “pasquinate” ) dove i romani, dal 600 a oggi, appendono dei cartelli satirici per sottolineare il malcostume politico , non ultimo quelli del 7 febbraio di quest’anno ad opera del gruppo spontaneo “Nessun Dorma” dove 150 statue in tutta Roma hanno deciso di mostrare la propria indignazione, indossando dei cartelli per chiedere al Paese di far vedere che esiste un’Italia diversa.
Il Sindaco la classe politica e la sana gente campobellese dovrebbero indignarsi per le condizioni in cui versa il territorio comunale di Campobello di Licata, l’assoluto silenzio verso lo “stupro” in atto ad esempio nel parco della Divina Commedia, dove diversi monoliti sono stati imbrattati, o verso lo stato di degrado e abbandono delle ville monumentali, rende complici l’amministrazione comunale, la classe politica e la sana gente campobellese dei veri teppisti che quotidianamente deturpano la città e degli ignavi che con il loro disinteresse di fatto avallano questi comportamenti.
Vorremmo inoltre ricordare alla classe politica di Campobello di Licata che ad oggi, nonostante le promesse, le ville sono ancora nel totale degrado, non è stata fatta la disinfestazione e solo grazie all’impegno del gruppo apolitico “Pro-Campobello” la villa 25 aprile è stata ripulita, è inutile portare ghirlande e bande musicali ai caduti per la Liberazione quando il luogo a loro dedicato è un bagno pubblico a cielo aperto.
Per dovere di cronaca gli abiti sono stati rimossi dalla Polizia Municipale e non da volontari cittadini.
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