Nonostante i propositi costruttivi della nostra delegazione, il Sottosegretario Giachino, riferendosi al comunicato stampa divulgato dalla nostra regione in merito alla questione siciliana, si è subito mostrato poco garbato, ha minacciato querela ed ha anticipato che contatterà i Prefetti dei luoghi previsti per il fermo al fine di non autorizzare forme di proteste, sebbene pacifiche e perfettamente legali e legittime.
Voglio pensare che tale forma di non condivisione della nostra protesta sia frutto di mera preoccupazione, visto l’esito della manifestazione avvenuta a Roma nei giorni scorsi, ma rimane un atto che lede gravemente alla democrazia di questo Paese: minacciare di fare al Prefetto nomi e cognomi degli organizzatori della protesta al solo fine di intimidirci e farci desistere dall’attuarla, non è il massimo per un Paese che fa della democrazia un vanto, sebbene i motivi della stessa non siano condivisi.
La proclamazione del fermo rimane un atto, per un sindacato serio, a cui si spera segua un tavolo di trattative. Esso è tuttavia un atto dovuto alla categoria per le tante promesse disattese; ma né nei precedenti stati di agitazione, né in quello attuale, c’è la deliberata intenzione di procedere comunque al fermo: si cerca sempre di aprire un tavolo di trattative e addivenire ad una soluzione.
Al Sottosegretario abbiamo ribadito i problemi legati al comparto ortofrutticolo che sono in grave difficoltà a causa delle norme del codice della strada relative alle ore di guida e di riposo, la cui osservanza non consentirebbe di arrivare nei mercati in tempo (di fatto oggi sono regolarmente trasgredite).
Ad oggi il Sottosegretario non ci ha dato nessuna soluzione: i trenta milioni di euro destinati alle autostrade del mare per il 2010 (nulla si sa per il 2011), già diminuiti drasticamente rispetto agli anni precedenti (77 milioni per anno) non possono risolvere alcunché.
Abbiamo ribadito altresì due principi fondamentali della nostra proposta nell’ambito della legge 127/10: l’inversione dell’onere della prova (è il committente che deve fornire le prove dell’attività svolta e non l’autotrasportatore.
Per quanto riguarda le somme stanziate per l’autotrasporto, sappia che la maggior parte verranno assorbiti per il rimborso dei pedaggi autostradali delle quali, passando dalle casse delle cooperative o dei consorzi, agli autotrasportatori rimarranno le briciole (c’è un fatturato minimo sotto il quale non si percepisce nulla, e una scaletta di percentuali: per avere il massimo del rimborso l’autotrasportatore è obbligato ad associarsi ad una cooperative o un consorzio, che trattiene poi una buona parte di quel massimo ottenuto). I rimborsi devono essere riconosciuti senza scaglioni di fatturato, in modo che tutti possano accedervi senza perderci nulla e non essere obbligati ad associarsi a cooperative e consorzi.
Non credo che le nostre rivendicazioni siano frutto di protagonismo o idee partorite da persone irragionevoli: sono giusto tre o quattro punti di fondamentale importanza per la categoria.
Ma Trasportounito non desiste dall’attuare la manifestazione di protesta in modo pacifico, attenendosi a tutte le regole previste dalle relative norme, esercitando il legittimo diritto di protesta in uno stato democratico.
Vicepresidente Trasportounito
Salvatore Bella
















