I carabinieri della Compagnia di Canicattì, nel corso di un servizio finalizzato al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti e altri reati, hanno eseguito una serie di perquisizioni nel territorio di competenza. Ad Aragona, in due distinte perquisizioni, sono stati rinvenuti beni di particolare interesse archeologico-culturale, di provenienza marina e in violazione delle normative specifiche di tutela. In particolare, i reperti recuperati hanno un’epoca storica lunga circa 1800 anni, dal II secolo d.c. all’ anno 1800. I beni rinvenuti sono 4 anfore del periodo romano, di produzione africana, della dimensione che va da un metro a 50 centimetri, 3 ceramiche invetrate di epoca medievale, di circa 25 centimetri di diametro, 2 anfore biansate dell’ età bizantina, della dimensione di circa 60-70 centimetri e infine un vaso potorio del XIX secolo. Nove dei dieci reperti sono stati rinvenuti all’interno dell’abitazione di A.A., 37 anni, sistemati a scopo ornamentale all’ interno di un salone. Mentre, una delle anfore di età romana è stata rinvenuta all’interno dell’abitazione di A.N., 51 anni. All’ atto del rinvenimento è stato interessato il reparto di specializzazione dell’ Arma, il Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, che da una prima sommaria verifica ha confermato l’interesse archeologico storico dei reperti. Contestualmente è stato chiesto l’ intervento della Soprintendenza per i Beni culturale e ambientali di Agrigento che nei prossimi giorni eseguirà un primo esame tecnico inventariale del materiale in sequestro. L’ attività odierna denota la ricchezza del patrimonio culturale di questa provincia, non ancora del tutto svelato e, analogamente, il proliferare di cosiddetti tombaroli che, nonostante le azioni repressive delle forze dell’ ordine e, in particolare dei reparti specializzati, continuano senza scrupolo a sconvolgere e decontestualizzare siti di immenso interesse storico archeologico. Nulla esclude che il mercato illegale internazionale venga alimentato con beni sottratti al nostro patrimonio storico, rendendo la Sicilia serbatoio da cui attingere reperti archeologici. Nel corso delle perquisizioni personali, domiciliari e veicolari sono stati rinvenuti 300 grammi di sostanza stupefacente, del tipo cannabis indica, posta sotto sequestro. Inoltre tre persone sono state per ricettazione, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.












