Il Gip del Tribunale di Palermo, Luigi Petrucci, ha archiviato l’indagine giudiziaria nei confronti dell’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Petrotto si era dimesso da primo cittadino, dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia, scaturito sulla base delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati, Beniamino Di Gati e Ignazio Gagliardo. Secondo l’accusa Petrotto, in quanto sindaco del comune di Racalmuto dal giugno 1993 al maggio 2002, e dal maggio 2007 al giugno 2011, avrebbe intrattenuto rapporti con esponenti di Cosa Nostra, che sarebbero stati favoriti con l’affidamento diretto di due lavori ad imprese riconducibili all’allora boss Maurizio Di Gati. Favori ricambiati poi al momento delle elezioni comunali. Petrotto alla presenza dei suoi difensori di fiducia, gli avvocati Giovanni Castronovo ed Ignazio Valenza, ha dimostrato la propria estraneità ai fatti. “Ho pagato il prezzo che si paga dalle nostre parti. Ma riesco ancora ad assaporare il sapore dell’onestà. Ho avuto sempre fiducia nella magistratura e, al di là delle calunnie, la verità emerge sempre”. Lo ha detto l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, commentando l’archiviazione dell’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa nei suoi confronti.”Non mi sono mai pentito d’essermi dimesso – ha aggiunto -l’ho fatto per rispetto dei magistrati che stavano indagando sul mio conto e dei miei concittadini che mi hanno eletto tre volte sindaco”. Circa su un suo eventuale ritorno in politica, visto che dopo l’avviso di garanzia aveva dichiarato di non volerne più sapere, Petrotto ha aggiunto: “C’è un’ispezione di una commissione prefettizia in corso. Spero che riesca a fare piazza pulita fra i calunniatori di professione e i burocrati in malafede, che sono comunque una ristretta minoranza. Fino a quando il livello politico e burocratico rimarrà quello attuale, non ho nessuna intenzione di rimettere piede al Comune di Racalmuto”.
Continua Salvatore Petrotto: “Ritengo che le mie battaglie a favore dell’acqua pubblica, contro ilperverso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, mi hanno cagionato queste terribili conseguenze personali, in termini giiudiziari. Chi mi conosce sa che da vent’ anni lotto contro la mala-burocrazia, la mafia ed il perverso intreccio con alcuni poteri forti da parte di potentati economici che si sono impadroniti, della gestione dei servizi pubblici essenziali, quali rifiuti ed acqua. Non più tardi dell’inizio di quest’anno, ho denunciato la scandalosa gestione del ciclo dei rifiuti che ha prodotto affidamenti diretti, senza gara ed in barba a tutte le leggi regionali, nazionali e comunitarie, per circa duecentomilioni di euro di giro d’affari!” e conclude dicendo “Adesso è arrivata l’ora di chiarire alcuni particolari dell’operazione fango, posta in essere da alcuni calunniatori, sventati dalle Procure e dai Tribunali di Palermo ed Agrigento. Grossissimi e assai perversi interessi economici, riguardanti i settori rifiuti ed acqua, contrabbandati per una sorta di finta lotta antimafia, stanno per essere definitivamente smascherati in una provincia, quella di Agrigento, i cui abitanti sono costretti a pagare la tassa per la raccolta e smalitimento dei rifiuti, la più cara d’Italia ed in cui l’acqua è sempre un affare di pochi, impegnati ad assetare e coprire di debiti cittadini ed Enti Pubblici.”
















