Ancora una volta, giustizia è stata fatta!

La Corte di Appello di Palermo, presieduta dal Dott. Lo Forte, mi ha assolto dal reato di diffamazione a mezzo stampa.


In precedenza la Sezione distaccata del Tribunale di Canicattì mi aveva condannato a mille euro di multa, pena sospesa perché condonata da indulto.

La vicenda risale ad oltre sette anni fa, quando in occasione delle elezioni europee del 2004, ricevetti delle pesanti minacce da parte di un mio ex assessore, Vincenzo Maniglia, suo fratello Salvatore e dell’allora consigliere comunale, Lillo Conte.

I fatti incresciosi risalenti ai tempi in cui rivestivo la carica di coordinatore provinciale di Italia dei Valori.

Allora pensai bene, di proporre quale candidato a quelle consultazioni, proprio quel mio ex assessore, Vincenzo Maniglia.

Mai scelta per me fu più sciagurata per le conseguenze che dovetti patire allora e che hanno avuto degli strascichi giudiziari sino ad oggi, 2 novembre 2011 , giorno della mia risarcitoria assoluzione, dopo che in primo grado era stato travisato tutto.

Mi spiego meglio.

In quei frangenti, Racalmuto, dilaniato da parecchi atti intimidatori ed i incendiari, stava vivendo momenti difficili.

In quel terribile contesto si inquadra anche la vicenda dell’incendio del ristorante Alla Vecchia Maniera, alcuni giorni dopo lo spoglio riguardante le elezioni europee. Nel corso della campagna elettorale i Maniglia ed il Conte, a me ed al titolare del ristorante Alla Vecchia Maniera, Antonio Costanza volevano imporre, con fare violento, la preferenza unica, da accordare al candidato Maniglia, anche se si poteva votare, scrivere cioè sulla scheda, il nome di più di un candidato, fino ad un massimo di tre.

Il Costanza non faceva mistero di sostenere, da aderente di Italia dei Valori, un altro candidato ed esattamente, Barbara Grimaudo ed aveva espresso la volontà di non votare il Maniglia.

Cosicché nel corso di due congressi di Italia dei Valori, uno provinciale ed uno regionale, platealmente, apertis verbis, davanti a centinaia di aderenti di Italia dei Valori, i tre soggetti che mi hanno querelato, i fratelli Maniglia ed il Conte, minacciarono soprattutto me, in maniera violenta, dicendo che avrebbero regolato i conti contro chi non esprimeva la preferenza unica a loro favore, dopo le elezioni.

Ma , subito dopo le elezioni, si dà il caso che incendiano il ristorante di Antonio Costanza.

Quell’Antonio Costanza, aderente ad Italia dei Valori che pubblicamente, e non ne faceva mistero, non aveva fatto votare per il Maniglia, bensì per Barbara Grimaudo.

Dopo quell’attentato incendiario, io espressi solidarietà ad Antonio Costanza, criticando il comportamento dei Maniglia e del Conte, per le loro minacce ritorsive, rivolte a chi non votava, con la preferenza unica il loro candidato,

Criticavo anche il fatto che, quell’infuocata campagna elettorale aveva creato un clima infame e qualcuno ne aveva approfittato, escludendo categoricamente che ad incendiare il ristorante erano stati il Conte o i fratelli Maniglia.

Tant’è che, qualche anno dopo, si appurò, a detta dei pentiti DiGati che, ad incendiare quel ristorante fu il fratello suicida Roberto, per punire il Costanza del fatto che, sempre secondo quanto hanno riferito ai Magistrati, cinque anni prima, un pizzaiolo, in quel ristorante, trafficava droga senza il loro permesso.

Il racconto sembra , per la verità un po’ inverosimile, se non altro per il fatto che la focosa punizione, maturata con un attentato incendiario, sembra avvenuta a scoppio, notevolmente ritardato.

Ciò non di meno, usando le dovute cautele, anche a voler prendere per buono, quanto raccontato dai Di Gati, perché i Maniglia ed il Conte erano terribilmente preoccupati per quella mia uscita pubblica che, del resto li scagionava?

Chi interferì ed interpretò in maniera erronea, come emerge dalla sentenza di oggi, quel mio atto di solidarietà al Costanza, scambiandolo per un’accusa rivolta ai fratelli Maniglia ed al Conte?

Chi li indusse a querelarmi ingiustamente?

A Racalmuto in molti lo sanno, compresi i tre soggetti che mi hanno querelato.

Eppure, io, per un errore relativo alla lettura di un comunicato non ritenuto, giusta sentenza della Corte d’Appello, per nulla diffamante, ho dovuto subire più di sette anni di cause, per far cosa gradita a chi male ha interpretato o peggio ancora, male ha valutato.

Per fortuna la Giustizia trionfa sempre!

Io sono stato assolto, visto che ancora in Italia si è liberi di esprimere solidarietà a chi subisce un attentato!

Mentre ai Maniglia, al Conte chiedo umilmente scusa se ho sbagliato nei loro confronti.

Non so se meritavo tanto di subire, prima le vostre minacce, come voi stessi avete ammesso alle Autorità Giudiziarie e poi più di sette anni di procedimento penale ingiusto!

Ritengo che la vostra è stata una presa di posizione minacciosa ed arrogante nei confronti miei e della mia famiglia che, per questa ed altre calunniose vicende, ha sofferto con me, subendo dei gravi contraccolpi psicologici e degli irreparabili danni alla salute.

Ad maiora

Salvatore Petrotto

Ex sindaco di Racalmuto

Ex coordinatore provinciale di Italia dei Valori