“Il ministro Maroni assuma immediatamente tutte le iniziative normative necessarie che permettano ai testimoni di giustizia di continuare a lavorare affinché possano, da cittadini comuni, riprendere la propria attività imprenditoriale e lavorativa”. E’ l’appello che il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, rivolge al ministro dell’Interno con un’interrogazione a risposta scritta, nella quale si segnala il caso dell’imprenditore Ignazio Cutrò. Le istituzioni devono tutelare il testimone di giustizia, Ignazio Cutrò, e aiutarlo affinché possa riavviare la sua attività imprenditoriale e lavorativa. “Cutro’, che è diventato simbolo della lotta alla mafia e che, grazie alle sue denunce e testimonianze – si legge nel testo dell’interrogazione – ha permesso allo Stato di arrestare decine di boss, ha dovuto sacrificare il suo lavoro, in seguito a reiterati attentati, intimidazioni e minacce da parte di malviventi contro di lui e la sua famiglia. Dopo aver ottenuto, come prevede la legge per le vittime del racket, la temporanea sospensione prefettizia con la quale sono stati congelati i debiti contratti con le banche, per rimediare ai danni causati dagli attentati, l’Inps ha notificato di non riconoscere questa sospensiva così non rilasciando i documenti indispensabili per riavviare l’azienda. Nel frattempo, la sospensione prefettizia è scaduta e le banche pretendono di riavere quanto di loro spettanza. Ignazio Cutrò si sente abbandonato, in primo luogo, dalle istituzioni che, con la loro burocrazia, gli hanno impedito di riavviare la sua impresa”. “I testimoni di giustizia – si legge ancora – rappresentano una risorsa preziosa, in quanto sono cittadini onesti che hanno creduto nello Stato e hanno avuto il coraggio di denunciare il malaffare. Le istituzioni hanno il dovere di rimuovere qualunque ostacolo burocratico leda il loro diritto di riprendere la propria vita e l’attività lavorativa”.
Tratto da: lenotiziedimontalbano.it
Interrogazioni a risposta scritta:
DI PIETRO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:
Ignazio Cutrò, imprenditore residente a Bivona (Agrigento), è diventato simbolo della lotta alla mafia grazie al suo contributo al processo «Face Off»;
si è costituito parte civile nel processo «Face Off» e, così come risulta dalle indagini, è tra le persone particolarmente danneggiate anche economicamente;
dopo le sue denunce è stato riconosciuto testimone di giustizia dal Ministero dell’interno e gli è stata applicata una misura di protezione sul sito d’origine, estesa anche a tutta la sua famiglia;
è da sempre impegnato coraggiosamente nella lotta alla mafia e di questa sua scelta morale e politica ha fatto una missione di vita, fondando la prima associazione antiracket dell’agrigentino, denominata «Terre Libere»;
Ignazio Cutrò svolge una funzione non solo fattuale di lotta alla mafia, è anche assurto a simbolo e punto di riferimento di tutti quanti, persone della società civile, quotidianamente pongono la loro vita ad argine e lotta alle cosche mafiose;
per questa sua scelta ha dovuto sacrificare la sua attività imprenditoriale edile, che negli anni ha subito gravi perdite, compromettendo definitivamente la tranquillità e la serenità della sua famiglia e la qualità della sua vita. Intimidazioni, minacce, ingiurie e calunnie che hanno colpito non solo lui, ma tutti coloro che in questi anni gli sono stati vicino;
Ignazio Cutrò non riesce più a lavorare, il che gli procura mancati guadagni ed esposizioni debitorie, ma deve fare i conti con un clima di paura e terrore, entrando nel circuito dell’indifferenza e dell’isolamento socio-istituzionale;
negli anni ha subito circa venticinque attentati e per rimediare ai danni economici subiti dalla sua impresa ha dovuto indebitarsi con le banche e non può ottenere il Durc non essendo in regola con i versamenti contributivi e assicurativi;
dopo aver ottenuto, come prevede la legge per le vittime del racket, la temporanea sospensione prefettizia con la quale sono stati congelati i debiti contratti con le banche per rimediare ai danni causati dagli attentati, l’Inps ha notificato di non riconoscere questa sospensiva, così non rilasciando i documenti indispensabili per riavviare l’azienda;
nel frattempo, la sospensione prefettizia è scaduta e le banche pretendono di riavere quanto di loro spettanza;Ignazio Cutrò si sente abbandonato, in primo luogo dalle istituzioni, che con la loro burocrazia gli hanno impedito di riavviare la sua impresa;
grazie alle sue denunce e testimonianze lo Stato è riuscito ad istruire processi e ad arrestare decine di boss. Lo stesso Stato che si è avvalso della sua preziosa collaborazione non garantisce però, la possibilità di ritornare a lavorare e di vivere in piena sicurezza;
i testimoni di giustizia rappresentano una risorsa preziosa per la giustizia in quanto sono cittadini onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare il malaffare, e lo Stato ha il dovere di rimuovere qualunque ostacolo burocratico osti al loro diritto di riprendere la propria vita e la propria attività lavorativa -:
se non si ritenga di dover assumere ogni iniziativa normativa di competenza che, nel caso specifico di imprenditori testimoni di giustizia, consenta loro di continuare a lavorare affinché essi possano da cittadini comuni riavviare la propria attività imprenditoriale e lavorativa.
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