Il mal di schiena viene definito da alcuni studiosi il male del secolo. Non che nei secoli scorsi l’uomo non abbia sofferto di questo disturbo, ma la civiltà e il progresso hanno favorito l’aumento dei lombalgici. La vita sedentaria, le posizioni di lavoro moderne, statiche e ripetitive, lo stress, il sovrappeso, la ricerca di risultati esasperati nello sport per mezzo di allenamenti logoranti e traumatizzanti sono tutti fattori di rischio, caratteristici dei tempi moderni. I nostri nonni dormivano su materassi di crine o di paglia, andavano a lavorare a piedi o in bicicletta, alternavano durante il lavoro la stazione eretta a quella seduta ed ancor di più assumevano diversissimi atteggiamenti che evitavano quel logorio statico a cui è sottoposta oggi la colonna vertebrale. Molti studiosi sono concordi nell’affermare che la maggior parte dei dolori vertebrali non è dovuta a deformazioni ossee, ma alle posizioni viziate e ai movimenti scorretti. Personalmente vedo ogni giorno persone sofferenti di dolori vertebrali, con le loro radiografie. Molto spesso non rilevo nulla dalle lastre, le curve del rachide sono normali e gli spazi discali ben conservati. In questi casi il dolore non è dovuto a un difetto della colonna vertebrale ma al cattivo uso della stessa. Gli sforzi fisici intensi e le posizioni di lavoro irrazionali sono dannosi non solo a chi è affetto da artrosi, ma anche ai lavoratori sani, che tali cesseranno di essere se continuamente esposti a fattori di nocività.

a cura del Dr. Giovanni Nigro – Fisioterapista
Specialista in Scienze Riabilitative