L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha firmato il decreto che elimina 18 punti nascite in tutta l’isola. Quello dell’ospedale di Licata fugura nell’elenco, non raggiungendo i 500 parti all’anno. In provincia rimarranno aperti i punti nascite degli ospedali di Canicattì e Sciacca che dovranno mantenere un numero di parti compreso tra 500 e 1.000 all’anno. I direttori generali delle Asp possono proporre, fino a giugno prossimo, delle richieste di deroga alle chiusure, ma varranno solo per quei punti nascita che si trovano in zone disagiate, perché difficilmente raggiungibili o isolate.

Dicihiarazione della Federazione della Sinistra: “Veniamo a conoscenza che nell’ultima Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana è stato pubblicato il decreto che impone la chiusura dei punti nascita in molti ospedali siciliani. Il rischio che possano essere soppressi ben  28 punti nascita in Sicilia desta una comprensibile e condivisa preoccupazione poiché tale provvedimento graverebbe pesantemente sul territorio. I tempi tecnici concessi ai direttori generali delle aziende ospedaliere consentono  fino al 30 giugno la possibilità di proporre eventuali deroghe alla chiusura dei reparti con meno di 500 nascite all’anno. Per decreto è stato dunque cancellato il punto nascite dell’Ospedale di Licata a favore del quale si sono giustamente schierati politici, associazioni e cittadini. Nella Gazzetta Ufficiale sono infatti garantiti  solo 3 comuni: Canicattì e Sciacca considerati di primo livello ed Agrigento di secondo livello. Il decreto dell’Assessorato alla Salute che assicura nei punti nascita soppressi l’attività relativa all’assistenza alla gravidanza, appare ciononostante fortemente contraddittorio nell’azione poiché le scelte operate contrastano quei principi di tutela della salute e di efficienza dei servizi che peraltro vedrebbero l’impegno profuso dagli operatori del settore e gli investimenti economici realizzati sinora, gravemente vanificati.
Per questi motivi i Sottoscritti consiglieri provinciali si impegnano a farsi portavoce ed interpreti delle esigenze della popolazione e del personale ospedaliero e si impegnano ad avviare all’ordine del giorno del consiglio provinciale un primo ed urgente intervento.”


Intervento del Vicesindaco di Licata Arnone a nome dell’amministrazione comunale Graci sulla chiusura dei 28 punti nascita, dal primo ottobre 2012, in Sicilia e in particolar modo per il nosocomio licatese.

A parte che la battaglia dei licatesi e della Giunta è stata alla luce del sole, con dei presìdi e raccolte di firme che hanno portato a una proroga e la sospensione in commissione sanità del decreto Russo.

Con la pubblicazione del decreto Russo in Gazzetta giorno 05 gennaio e la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno, abbiamo una precisa azione del Governo Lombardo a razionalizzare la spesa sanitaria, e voglio ricordare a qualche “Tremonti locale” che tutto ciò è la conseguenza di una serie di direttive comunitarie e di un decreto ministeriale sulla base del nuovo piano sanitario nazionale che prevede, nel resto di Italia, la chiusura di punti nascita con meno di 1000 parti l’anno, anche se la posizione geografica e le esigenze di una comunità non possono essere tagliati solo da un punto di vista numerico, perchè Licata è distante sia da Agrigento sia da Gela continua Arnone..

Comunque il Decreto prevede che ci sia la possibilità, da parte dei Direttori Generali dell’Asp di appartenenza, che avranno il compito di monitorare l’attività degli ospedali fino al 30 giugno per proporre eventuali deroghe per particolari ed eccezionali motivazioni, ecco perchè ho richiestoun incontro urgente con il Manager dell’Asp 1 di Agrigento Dott. Messina.

Ribadisco che l’impegno mio come Assessore alla Salute di Licata continua e tutte le strade percorribili saranno praticate, come ho fatto finora, assieme i comitati civici, i sindacati e il personale ospedaliero, quindi a qualcuno voglio ricordare un frase latina sempre attuale, (Video meliora proboque, deteriora sequor ), conclude Arnone