All’interno del nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) che prevede una dotazione massima complessiva, a prezzi 2011, di 1.025 miliardi di euro in termini di impegno (pari all’1,05% del RNL complessivo dell’UE) e di 972 miliardi di euro in termini di pagamento (pari all’1% del RNL) con un aumento del 5% (in valore assoluto) rispetto alle prospettive finanziarie 2007/2013, lo stanziamento finanziario per la pesca è apri a6,7 miliardi concentrati nel FEAMP – Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.
Il FEAMP da strumento diretto a sostenere la strategia della pesca mitigarne gli effetti negativi di una crisi internazionale che rischia di pregiudicare la stessa fase della cattura ( il carburante che ha raggiunto prezzi storici), dichiara Giuseppe Messina, Segretario regionale Ugl Agroalimentare Sicilia, nei propositi dell’UE viene assorbito ed integrato in una logica più ampia, in un unico strumento, cioè, di gestione dei finanziamenti per la pesca e l’acquacolturaunitamente a quelli relativi agli affari marittimi più in generale.
Il primo effetto che registriamo prosegue il sindacalista è quello di snaturare la caratterizzazione che contraddistinguevano sia lo SFOP che il FEP, cioè uno strumento di supporto alla filiera del settore ittico. Questa impostazione, a nostro avviso, rischia di sottrarre quote di risorse finanziarie alla pesca, con una ulteriore penalizzazione delle marinerie che operano nel Mar Mediterraneo.
Il FEAMP rientra nel quadro comune strategico per i fondi strutturali e dovrebbe operare intorno a quattro pilastri: pesca intelligente ed ecocompatibile (a gestione concorrente) per favorire il passaggio alla pesca sostenibile; acquacoltura intelligente ed ecocompatibile (a gestione concorrente); sviluppo territoriale sostenibile e inclusivo (a gestione concorrente); politica marittima integrata (a gestione centralizzata diretta) per sostenere priorità trasversali che gli Stati membri non intraprendono di propria iniziativa come al gestione integrata delle zone costiere, la sorveglianza marittima integrata e l’adattamento agli effetti avversi del cambiamento climatico sulle zone costiere.
Ci chiediamo – conclude Messina – come potranno integrarsi la sostenibilità ambientale con la creazione di nuove forme di occupazione in una economia quale quella della pesca siciliana e del Sud Italia caratterizzata da una spiccata propensione alla fase della cattura e da storiche carenze nelle fasi di commercializzazione, concentrazione della produzione e valorizzazione delle produzioni locali.
La pesca industriale infine rischia seriamente di chiudere i battenti se non si apre un confronto a tutti i livelli.