L’Atletico Campobello C5 visto ieri sera a Gela, nel recupero del campionato di serie c2 di calcio a 5, non è nemmeno la brutta copia di quella squadra cinica e determinata vista fino a qualche sabato fa e subisce una bruciante sconfitta che comunque non preclude niente per la salvezza. Le prime brutte impressioni si hanno a pochi minuti dall’inizio della partita quando Termini e Compagni non riescono a superare il muro difensivo eretto dai padroni di casa in difesa della propria e quando si commettono leggerezze inspiegabili facilitando così il compito della squadra di casa. Di tutto questo lo Sporting Gela ne approfitta e per tutto il primo tempo macina gioco e rifila cinque gol. Al rientro in campo le cose sembrano migliorare ma solo per pochi minuti perchè appena la pressione dei padroni di casa risale la nostra squadra ritorna ad essere quella brutta del primo tempo. Il risultato finale di 8 a 2 sancisce la giornataccia dell’Atletico Campobello C5. Questa sconfitta pesa come un macigno sulla squadra non tanto per il valore che questa sconfitta avrà sul campionato ma per il modo con cui è maturata, troppo nervosismo e la troppa “sicurezza” nell’affrontare la partita hanno dimostrato che ancora c’è tanto da lavorare per potere raggiungere certi traguardi. I Commenti: “Dobbiamo subito cancellare questa brutta partita dalle nostre menti – dichiara Calogero Fortino (nella foto) – e prepararci mentalmente per la gara di sabato contro il Gemini Soccer. Adesso è arrivato il momento di scendere in campo senza pensare troppo a quello che è successo nel recente passato. Dobbiamo cercare di fare più punti possibili, lo dobbiamo a noi stessi. In queste ultime due partite ci giochiamo il nostro futuro sia a livello personale che di squadra, quindi è arrivato il momento di uscire gli attributi per cercare di ottenere la salvezza matematica al più presto. Sabato non abbiamo alternative ne attenuanti, contro il Gemini dobbiamo vincere facendo bel gioco, lo dobbiamo a noi, alla società ed alla nostra tifoseria.
Testo raccolto da Giovanni Blanda


















