Dal 2009 al 2011 in Sicilia hanno chiuso circa 100 mila imprese, di queste 30 mila per grave indebitamento e per usura. Il costo complessivo per l’intero sistema imprenditoriale regionale sfiora i 5 miliardi di euro, pari al 6% del Pil siciliano.
È quanto emerge dal XIII rapporto di Sos impresa dal titolo ‘Le mani della criminalità sulle imprese’, realizzato da Confesercenti, che stamattina è stato presentato a Palermo. Sono circa 50 mila, invece, le imprese commerciali e turistiche, colpite a vario titolo ogni anno, dalla criminalità di strada e dalla mafia.
“Abbiamo fatto delle stime: sono centinaia di migliaia le imprese che si rivolgono agli usurai. Sono state 330 mila in tre anni quelle che hanno chiuso per vari motivi, tra cui c’è anche l’usura”, ha detto il presidente di Confesercenti, Marco Venturi. “C’è stato – ha aggiunto – un aumento del numero delle imprese che si rivolgono agli usurai, legato alla crisi che più si prolunga e più induce alcune a mettersi nelle mani degli usurai con il risultato che l’impresa viene chiusa ugualmente. È difficile salvarsi, per questo diciamo che occorre evitarlo”.
“Alle banche abbiamo chiesto di essere più aperte e disponibili ai finanziamenti alle imprese – ha concluso – tanto che il mondo della rappresentanza ha messo in campo i Confidi, con i quali si danno garanzie per i finanziamenti. Ognuno deve fare la propria parte, lo Stato prima di tutti”.
“Gli usurai sono aumentati, in particolare con gli effetti della recessione, da 25 mila a 40 mila e i commercianti coinvolti in rapporti usurai sono oltre 200 mila. Le denunce sono poche, la giustizia lenta la conseguenza è che il reato appare come depenalizzato”, ha continuato Venturi. “Chiediamo di intervenire sulle lacune della legge, semplificando le procedure – ha concluso – investendo sulla convenienza della denuncia e accompagnando le vittime dell’usura in un percorso di collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine”.












