Il Presidente della Repubblica solleva un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale per lese prerogative del Colle, a seguito delle intercettazioni indirette su un colloquio di Mancino con Napolitano, relative all’inchiesta della procura di Palermo sulla “trattativa Stato-Mafia”. Rispetto della Procura per l’iniziativa ma l’inchiesta va avanti, fanno sapere da Palermo.
Beppe Grillo apostrofa malamente Rosy Bindi, Presidente del Pd, e Bersani attacca Grillo dandogli “dell’indecente” perché “sono un segno di maschilismo e di una volgarità di cui pensavamo avesse dato migliore prova Berlusconi…Ma al peggio non c’è limite”.
Intanto Berlusconi, al contrario del resuscitato Lazzaro, è costretto a fare retromarcia sulla sua proposta di ritornare al nome di Forza Italia, a causa della rivolta degli ex di Alleanza Nazionale confluiti a suo tempo nel PdL, che hanno bollato la proposta come “nostalgica muffa”. Ormai sono in tanti che non ascoltano più il Cavaliere e qualcuno scappa pure, come il “carbonaro” Tremonti che sta tessendo la tela per ritornare alla ribalta politica senza essere subalterno al suo ex capo.
Ivan Lo Bello chiede il superamento dell’Autonomia siciliana, l’udicino D’Alia vuole il commissariamento del governo siciliano, mentre la Corte dei Conti lancia l’allarme deficit proprio nel momento in cui Raffaele Lombardo continua indisturbato ad elargire nomine in Regione, mentre ai siciliani vengono negati persino i servizi essenziali…Acqua compresa.
E non finisce qui, direbbe l’ex bravo presentatore Corrado, perché a tutto ciò dovremmo aggiungere il colpo di grazia dato dalla Lega Nord al Meridione. Su loro proposta, di fatti, in Commissione Attività produttive e Finanze della Camera (relatore Vignali del PdL), viene cancellato il Sud dalle priorità del Fondo nazionale per l’innovazione tecnologica (istituito dal decreto Sviluppo) e il credito d’imposta per le assunzioni. Motivo per cui, da oggi (forse da sempre) la Sicilia è la Grecia d’Italia, con buona pace degli inutili parlamentari siciliani e dei loro elettori.
E in tutto questo scenario si fa sempre più largo il fronte della povertà, che non è altro il risultato di vent’anni di crescita zero, del sacrificio a cui è stata sottoposta una intera generazione di giovani, dell’abbandono delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno e della recessione odierna, accelerata dalle politiche di austerità e di rigore senza equità e soprattutto senza alcuno stimolo allo sviluppo. Motivo per cui mi sorge un dubbio: non è che ho sbagliato titolo alla presente e forse era meglio titolarla “Tutti contro il Popolo”..?

Salvatore Ferrara