Quello che una volta era chiamato il Bel paese, è diventato il Paese degli incubi. Conseguenza, forse, di decenni di sacrifici del lavoro, dell’aumento di precarietà. Di riduzione insensata del valore reale di salari e pensioni, di aumenti vertiginosi di tasse, sovrattasse e balzelli vari a tutti i livelli, con relativo costo della vita salito alle stelle. Nonché dei costi esorbitanti della casta politica e non. E in questo frangente, quali sono le intenzioni ulteriori del governo, oltre alle tante macellerie sociali già messe in atto? Facile da indovinare: riprendere il discorso festività da sopprimere, lasciato a metà da Tremonti, eliminandone ancora quattro o cinque per aumentare, dicono, la produzione. Quale produzione, di grazia, considerato che il mondo del lavoro è stato decimato all’ennesima potenza? No, anche questo è solo un piano punitivo, come la (contro) riforma del lavoro targata Fornero, perché inutile anche economicamente.

Sono ben altri i problemi: siamo un Paese sempre più vecchio e che male invecchia, perché povero anche sul fronte dell’innovazione, oltre che a forte diseguaglianza sociale. Dove le famiglie non ce la fanno più a reggere il peso di “ammortizzatori sociali” al posto dello Stato, specialmente in un Sud con milioni di famiglie povere e senza prospettive di lavoro, oltre che prive di ogni forma di servizi degni dei cosiddetti paesi civili. Dove la coesione sociale sta andando a ramengo, perché il gioco si fa sempre più duro e nessuno se ne avvede o finge di non vedere. Fino a quando?


Quando ci si renderà conto che certi atteggiamenti che rasentano il delirio sono errati e che un Paese che dissangua i cittadini più deboli, è un Paese incivile? Fino a quando Monti & Company non daranno risposte alla crisi, invece di peggiorarla? Certo, la crisi italiana è conseguenza di quella europea, ma anche di un ventennio di berlusconismo, di acrobazie satanasse dell’ex ministro del Tesoro Tremonti e dell’irresponsabile negazione della crisi da parte del Cavaliere disarcionato. Ma soprattutto, direi, del fallimento del governo che ha impoverito irrimediabilmente la parte più grossa del popolo italiano, massacrato il mondo del lavoro e togliendo quindi l’ossigeno all’economia. Quando ciò verrà capito, potrebbe essere anche troppo tardi. Non so voi, ma io vedo nero!

Salvatore Ferrara