Ci sono momenti nella storia di un popolo, in questo caso quello siculo, in cui non si può tentennare e diventa moralmente obbligatorio (anche per un semplice cittadino quale io sono) prendere posizione. Specialmente quando si notano, come nel Titanic, gli orchestrali politici che intonano le loro musiche mentre la nave affonda.
La Sicilia si ritrova, oggi più che mai, in una situazione che fa veramente paura, causa soprattutto, come ho già avuto modo di scrivere molti mesi fa, di oltre un ventennio in cui la cultura del clientelismo ha dilaniato il tessuto politico, economico e sociale in modo incontrollato e con tanta cecità scellerata. Rendendo questa terra meravigliosa incapace di qualsivoglia reazione contro l’incombente immobilismo, portatore di favoritismi, precariato e tanta, tantissima inefficienza pubblica. Se a tutto questo aggiungiamo anche i Fondi europei per il Sud mal spesi o non spesi del tutto, oltre a quelli dirottati dal fu governo PdL/Lega verso il Nord perché, a loro modo di sentire e di vedere “la Sicilia è un carrozzone che vive alle spalle del Nord” (Sic!) – il quadro è chiaro: molti politici siciliani hanno forato la barca e tutti quelli oltre isola completano l’affondamento. In quanto al “battage mediatico e vergognoso contro la Sicilia” – come afferma il governatore Lombardo, se si vuole avere onestà intellettuale bisogna dire che non ha tutti i torti: responsabili di sprechi esorbitanti e di clientelismi sono anche e soprattutto tutti quei partiti che hanno governato l’Isola prima ancora di lui e che oggi ne chiedono il commissariamento per non andare subito ad elezioni e, dunque, potere continuare gli “interscambi” inciuciari nel momento in cui le elezioni regionali dovessero combaciare con le nazionali.
Al punto in cui si ritrova l’Isola, comunque la si pensi, solo strumenti efficaci e adeguati possono dare un po di respiro e quindi di efficienza all’intero sistema regionale, senza mancare però di individuare la giusta via per costruire le basi di un vero sviluppo e liberarla così dalla zavorra culturale del clientelismo. Tra non molto la Sicilia dovrebbe andare al voto e scegliere un nuovo governo, e speriamo nuovi uomini che non guardino più agli interessi di parte o di clan, ma a quelli generali, e che sappiano darsi da fare per un piano industriale ad hoc che garantisca sviluppo nel breve e lungo termine, perché la malavita è sempre in agguato e pronta ad arruolare poveri cristi che non riescono a trovare uno straccio di lavoro per sopravvivere. E’ questa l’urgenza delle tante urgenze per le forze politiche che si candideranno a governare la Sicilia perché senza Industria, compresa quella del Turismo, Manifatturiera e delle Energie rinnovabili non si va da nessuna parte… Si affonda definitivamente.
Incrociamo le dita e speriamo bene. Anche se un po di pessimismo mi rimane comunque: siamo sempre la Terra del Gattopardo…O no?
Salvatore Ferrara


















