“Il presidente Lombardo – ha osservato Giovanni Barbagallo, deputato regionale del Pd – anzichè dimettersi per poter approfittare dei ritardi di molti partiti nella scelta delle alleanze e dei candidati alla presidenza  della regione, potrebbe dare un senso alla sua esperienza istituzionale operando per l’approvazione di una manovra di revisione della spesa più incisiva di quella proposta dall’assessore Armao, per accelerare la dismissione degli enti regionali inutili, per ridurre le consulenze, per adottare un piano di vendita del patrimonio regionale non utilizzabile a fini istituzionali”.

“Lombardo – aggiunge Barbagallo – così avrebbe anche la possibilità di applicare la riforma di riduzione dei deputati regionali da 90 a 70 e di eliminare le indennità aggiuntive percepite dai parlamentari per incarichi connessi alle loro funzioni istituzionali. Votare prima perchè il proprio partito può ottenere più consensi è una furbizia che potrebbe non pagare. I cittadini sapranno valutare chi cerca di ottenere voti senza impegnarsi per il risanamento finanziario e per lo sviluppo”.


“La Sicilia – conclude – è sull’orlo del precipizio. La situazione  finanziaria della regione non è stata mai così grave. Si rischia la bancarotta. Le elezioni regionali ad ottobre rispondono ad un calcolo politico, ma le conseguenze sul piano finanziario saranno devastanti. Il rischio paralisi è concreto. Sarebbe molto più responsabile se il presidente Lombardo concordasse, con tutte le forze politiche, un’agenda di fine legislatura per votare alla scadenza naturale (primavera 2013)”.