Ad oltre 48 ore dall’incendio che ha distrutto i capannoni della cooperativa “Horus” , la paura dei residenti è quella che il fumo che ancora fuoriesce possa creare dei danni alla salute di chi in quei luoghi abita o ha degli appezzamenti di terreno. L’area nella zona è ancora irrespirabile a causa dei fumi acri e tossici che continuano a svilupparsi dalla combustione dei prodotti chimici e plastici che si trovavano dentro i capannoni distrutti dal rogo che si è verificato nella notte tra lunedì e martedì scorsi e che si estendevano per una superficie di oltre due mila metri quadrati.

Interessata della questione anche l’Amministrazione comunale di Canicattì, con il sindaco Vincenzo Corbo, che in queste ore sta prendendo in seria considerazione l’ipotesi di vietare il consumo e la commercializzazione dei prodotti agricoli che vengono coltivati e raccolti nella zona interessata dall’incendio. Mercoledì mattina a Canicattì sono giunti i tecnici dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, per accertare se il fumo sprigionato dall’incendio possa avere causato danni.


Il rischio, infatti, è quello che la plastica ed i prodotti chimici andati a fuoco abbiano potuto rilasciare nell’aria diossina, sostanza altamente inquinante e nociva per la salute dei cittadini. I risultati di questo monitoraggio però si conosceranno soltanto nei prossimi giorni. Per quanto riguarda invece le indagini per far luce sui motivi che hanno provocato l’incendio al momento non si registrano novità di rilievo. Le indagini sono condotte dalla Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Corrado Empoli e dai colleghi del commissariato di pubblica sicurezza della città coordinati da Valerio Saitta.

Sul rogo una prima informativa è stata anche inoltrata alla Procura della Repubblica di Agrigento che coordina l’inchiesta. Confermata dagli inquirenti la notizia che nella rete di recinzione dello spiazzo antistante l’accesso ai capannoni è stato trovato un taglio. Elemento questo che fa presupporre che dietro all’incendio possa esserci la mano dell’uomo. Importante, sarà anche la relazione finale dei vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento che hanno effettuato dei sopralluoghi all’interno dei capannoni distrutti ed attesa per i prossimi giorni. Ma è comunque evidente che trattandosi del secondo maxi incendio di capannoni – dopo quello della Di Natali Group – si teme che possa esserci una recrudescenza della criminalità organizzata in cerca di spazi ed anche di denaro con il tentativo di imporre il pizzo alle aziende più grosse della zona.

Reportage fotografico effettuato dal  volontario, Vincenzo Misuraca.

FONTE: CARMELO  VELLA