Certamente l’incontro tra il Principe Camillo Filippo Ludovico Borghese(1775-1832) e Paolina Bonaparte, fresca e giovanissima vedovella del Generale Leclerc ,passato a miglior vita per febbre gialla a Santo Domingo dove operava come Governatore per mandato di Napoleone, non dovette essere tra i più esaltanti. Entrambi sapevano che un matrimonio tra loro era ben visto, quindi ordinato, da Napoleone che avrebbe accolto in famiglia non soltanto un Generale dai trascorsi giacobini che aveva militato con onore tra le fila napoleoniche, ma anche un vero Principe di antica schiatta romana e quindi di buon lustro. Paolina era nata il 27 ottobre 1780 ad Ajaccio nel giorno di Venere e la dea era stata con lei generosissima in quanto da fanciulla bella era poi divenuta donna bellissima. L’armonia e l’eleganza la rendevano squisita per chiunque avesse la fortuna di vederla ed essa sapeva usare tutto il dono che portava racchiuso in sé, curando la propria persona in maniera straordinaria, acconciando i capelli in morbide pettinature che, ad arte, lasciavano scoperto il viso in tutta la sua purezza mentre il nasino rivolto leggermente verso l’alto, si proponeva dispettoso e capriccioso così come era anche lei, viziatissima non soltanto dai vari corteggiatori ma anche da Napoleone che non nascondeva la predilezione per questa sorella tanto bella quanto sventatella .

In verità non si può asserire che Camillo fosse un bell’uomo almeno a giudicare dai ritratti che lo mostrano anche se ben paludato negli abiti sfarzosi e adeguati al suo rango o romanticamente sdraiato sotto un fronzuto albero, allampanato, con le gambe da trampoliere, il viso dal mento puntuto, il naso molto simile ad un peperone pendulo, lo sguardo piuttosto bovino, la bocca carnosa , insomma lontanissimo dai galanti, prestanti e affascinanti ufficiali parigini a cui essa era abituata. Inoltre dimostrava in pieno tutti i suoi anni che superavano di gran lunga quelli di Paolina la quale non dovette di certo fare salti di gioia quando il fratello Giuseppe , nel suo salotto parigino, fece le presentazioni anche perché era chiaro che Camillo sarebbe rientrato nella Roma papalina in cui tutto era divieto e le serate si trascorrevano a Palazzo con il rosario in mano orchestrato dalla vecchia Principessa madre che riuniva parenti e servitù per purgarsi dai peccati commessi o pensati bandendo scollature dagli abiti, danze, galanterie e quanto si potesse ritenere come ingresso alla dannazione eterna. In fondo l’Urbe aveva perso nel corso dei secoli la maestà che era stata la sua veste, della magnificenza imperiale non restavano che ruderi del Foro e del Colosseo ormai ridotti a pascolo per le pecore o luogo di incontro per prostitute in cerca di clienti.


La Città Eterna era in fondo come un grosso paesone bigotto e austero che, confrontato alla vita festaiola di Parigi, doveva rappresentare una punizione terribile per la povera Principessa che ai balli di Corte doveva adesso dar posto a castigatissimi abiti e veli in testa da penitente. Certamente tutto ciò dovette essere un trauma notevole.

Sia come sia, forse Paolina cercò di blandire Napoleone, pianse, si ribellò, scalpitò ma alla fine dovette obbedire agli ordini e convolare a seconde nozze senza attendere la fine del lutto vedovile contraendo così matrimonio civile nell’agosto del 1803 e poi religioso il 6 Novembre 1803. Possiamo immaginare con quanto disappunto!

Roma accolse la coppia con la sua vita che scorreva lenta ma vivace come le acque del Tevere al Portico d’Ottavia dove facevano ressa le barche dei “pesciaroli”, con il Ghetto brulicante di gente sempre indaffarata e con le vecchiette che raccontavano ai nipotini le avventure di Giuseppe Testabuca, con i Palazzi nobiliari maestosi e un po’ tetri nel loro declino, con la sua lingua vivace e scoppiettante ma tanto lontana dal francese, con il Cupolone che dominava severo su uomini e cose, con i profumi dei”friggitori “, con le grida dei “carnacciari”, dei “callarari”,degli “scarfarottari “ognuno dei quali decantava la propria merce,con le popolane che allattavano i figli fino a grandicelli o li spidocchiavano sedute davanti alle porte di casa mentre a sera tarda si sentiva la voce del “cascante” che “penneva” per la ragazza sotto le cui finestre,cantava “l’occhio nero e brillantino”, con i bulletti che nelle osterie bevevano la fojetta e giocavano a carte; con le risse che scoppiavano improvvise quanto cruente per motivi di donne o di gioco ,un mondo a cui la bella Paolina non si abituò mai nonostante Camillo tentasse in tutti i modi di accontentarla anche accettando la carica di Governatore del Piemonte così lontano da Roma ma che permetteva alla moglie rapidi spostamenti da Torino a Parigi. Roma e Parigi, due mondi agli antipodi per modi di vivere e di pensare, tanto intabarrata la prima quanto splendida e scoppiettante la seconda, tanto con il capo penitente e dolente la città papalina quanto desiderosa di cogliere le delizie della vita la città imperiale.

Forse fu veramente innamorato di questa capricciosa e bella donna che volle immortalata tutta per sé dal genio di Canova in quella statua che inizialmente amava tenere in camera da letto e che poi, quando ebbe posto nel salone del palazzo , con la scusa dello scandalo provocato dalla ressa e dagli ingressi a pagamento per ammirare le nudità di Venere- Paolina, volle rinchiusa in una cassa e tolta alla vista popolare. Gelosia nel non voler dividere con tutti tanta bellezza?

Comunque sia, Camillo amò profondamente la moglie e la perdonò quando pochi anni dopo di essa abbandonò Palazzo, marito, Roma e tutta la famiglia comprendendovi anche il Rosario serotino.

Fu l’antico amore o l’intervento del Papa a fargli aprire le porte della sua villa a Firenze nel 1825 quando essa vi bussò ormai stanca e delusa dalla vita? Questa volta il Principe non ebbe più dinnanzi agli occhi la sua bella e capricciosa fanciulla ma l’ombra di ciò che essa era stata, le ceneri dolenti di una donna vinta.

Ma il destino si accaniva ancora sul Principe che adesso per l’ultima volta avrebbe salutato la sua bella Principessa in procinto di partire per un viaggio senza ritorno.

Dopo pochi mesi dal suo arrivo Paolina moriva lasciando ancora una volta il povero Camillo solo più che mai confortato, forse, solo dal ricordo di questa bellissima moglie che nella vita era stata per lui quasi un frutto troppo in alto da poter cogliere, probabilmente negli occhi di Camillo rimase la visione della leggiadria di Paolina che, avvolta in stoffe leggere e trasparenti trattenute sotto il seno come lo stile impero ordinava, danzava sorridente e affascinante in tutto il suo splendore.

Maddalena Rispoli