Dopo l’occupazione del liceo classico “Empedocle”, la mobilitazione degli studenti ha ora coinvolto quasi tutti gli altri istituti della Città dei Templi. I ragazzi protestano contro i tagli all’istruzione imposti dal governo Monti, che penalizza la scuola pubblica e i docenti. I ragazzi delle scuole superiori agrigentine sono riuniti ogni giorno in assemblea permanente dalle 8 del mattino alle 20. Negli istituti niente lezioni, ma sono state organizzate assemblee, laboratori, momenti di discussione per analizzare e approfondire la situazione sociale, politica ed economica e altre iniziative, anche culturali. E’ possibile che la protesta, nelle prossime ore, possa coinvolgere anche le altre scuole del territorio. Al momento tutto si sta svolgendo in modo pacifico. Non ci registrano, infatti, danni. In seguito alle manifestazioni di gran parte delle scuole superiori italiane, dopo gli scontri avvenuti a Roma lo scorso 17/11/2012, anche il Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento ha deciso con votazione democratica da parte di quasi l’unanimità degli studenti durante l’assemblea di giorno 19/11/2012, di dichiarare un’assemblea permanente che ha avuto inizio il giorno 20/11/2012 alle ore 8 e sta proseguendo tuttora. Di seguito sono elencate le motivazioni che hanno portato a questa decisione che derivano soprattutto dalla discussione del DDL 953 che sta avvenendo in Parlamento e che apporta tali modifiche all’ordinamento scolastico: L’autoregolamentazione delle rappresentanze (inserito negli articoli 1, 2 e 3 del decreto); l’ingresso dei privati all’interno delle scuole (peraltro spiegato in modo farraginoso e poco chiaro negli articoli 10 e 11); la figura del preside-manager; i finanziamenti privati che sostituiranno i fondi pubblici; il conseguente aumento del divario nord-sud (essendoci nel settentrione d’Italia una più alta concentrazione d’aziende disposte a finanziare le loro scuole). Gli Studenti, in linea con i movimenti di protesta che si svolgono in tutta Italia, hanno deciso di adottare come forma di protesta e manifestazione del proprio dissenso l’ Assemblea permanente degli Studenti. Scegliere di muoversi con tale forma di protesta non significa scegliere un periodo di vacanze, di non-scuola, di divertimento e di riposo. Sarà invece un momento di alto spessore culturale volto alla crescita di ognuno di noi sotto svariati profili al fine di non trasformare un maturo atto di protesta, volto alla difesa della nostra Scuola, in una banale forma di astensione dalle lezioni. Inoltre riteniamo che tale Assemblea vada vissuta oltre che come esperienza di lotta anche come esperienza umana, capace di regalare molto in termini di amicizia, unione e crescita. Per tanto tutti gli organi d’ informazione sono invitati a diffondere tramite video diffusione, radio diffusione e articoli sulle rispettive testate telematiche, l’attuale situazione. Vi si comunica inoltre che nelle prossime ore verrà decisa la data e il luogo in cui gli studenti si riuniranno in corteo.
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Gli studenti hanno gestito da sé la giornata, e resteranno all’interno della struttura per tutta la notte fino a domani.
Non si sa fino a quando questo stato di cose proseguirà, per il momento abbiamo raccolto i pareri e i giudizi generali.
Un’alunna: <<Penso sia un metodo per farci sentire e soprattutto per farci ascoltare davvero quello che abbiamo da dire. Non si sanno utilizzare a pieno le manifestazioni per quello che sono. A Roma e in tutta Italia si protesta, ma spesso si cade nella violenza. L’occupazione in sé è uno strumento validissimo, forse il migliore. Non si deve travisare l’occupazione con il non fare scuola. L’occupazione dal ’68 ha sortito i suoi effetti. A quell’epoca le cose cambiarono davvero. Non so se potremmo ottenere gli stessi risultati, la differenza è che nel ’68 gli studenti erano consapevoli e agguerriti, facendolo con responsabilità. Se non ci si lamenta, nulla cambia. Dobbiamo riprenderci il futuro, perché è nostro. Bisogna restare uniti. >>
Un collaboratore scolastico :<< Se svolta con coscienza della situazione politica e scolastica, ha senso. Il fatto stesso che avete preso una decisione denota maturità. Da sette anni a questa parte non si organizza niente, ma la situazione è sempre quella.>>
Un altro collaboratore scolastico: <<Penso che quest’occupazione sia gestita male dal punto di vista degli orari di apertura e chiusura che devono essere rispettati. Normalmente me ne occupo io, e sto cercando di mantenere il servizio portineria efficiente. Tutti ci stiamo impegnando per cercare di tirare dalla situazione il meglio, anche il servizio d’ordine che garantisce sicurezza. Se c’è armonia e dialogo si ottiene tutto.>>
Un docente: <<Cosa ne penso? Io sono convinto che voi giovani non avete chiare le idee di occupazione. Ideologicamente non siete schierati. Avete un concetto di politica troppo vago. Non dovete lasciare perdere ma chiarirvi le idee prima. Si tratta di scelte di vita, la politica influisce su di noi, lo vediamo. È quello che ho cercato sempre di trasmettere ai miei alunni. Voi manifestate anche per noi. Sono contento che finalmente che dopo tanti anni di panorama politico, sociale ed economico marcio. Se questo serve, ben venga. Tutte le vostre attività servono ma se devo essere sincero non posso ancora esprimere un parere positivo. Dovete riunirvi tutti e parlare, parlare e parlare. Vedo solo pecore al pascolo senza pastori.>>
Un altro insegnate: <<E’ un’occupazione strana, anomala, non regolare. Un’occupazione dovrebbe essere finalizzata a boicottare, voi non state boicottando nessuno. Dovreste essere più radicali, meno pacifici. Intanto non siete tutti uniti: alcuni sono in classe a fare lezione. La parola occupazione sottintende l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività didattica; tutti entrano ed escono normalmente. Non vorrei che il vostro comportamento possa essere scambiato per voglia di non fare scuola. Le occupazioni nel tempo, ma con persone che volevano un cambiamento drastico, disposte a pagare qualche prezzo. Le lotte, sono drastiche, non soft e armoniose. Quando io ero all’università per sei mesi l’attività è stata sospesa, e io non mi sono potuto laureare; pensate un po’ che prezzo ho pagato per il mio ideale! Io vedo che in voi non vi è unità, e poi è troppo blanda come forma di protesta in realtà. Io non la vedo quest’occupazione. Vedo una mezza concessione della preside e per il resto le attività continuano. Non c’è una vera lotta. Quindi, che segnale diamo all’esterno? Non è questa una lotta drastica e radicale? Certo, gli ideali sono quelli. Stiamo pagando un caro prezzo per la scomparsa della democrazia. La scuola rischia di fare una brutta fine. Non c’è più lo stato di diritto; ogni cittadino deve essere tutelato dallo Stato, e si deve cercare di ripristinarlo, per il nostro e soprattutto il vostro futuro. Ma è giù da alcuni anni che viene portata avanti questa situazione e voi non ve ne siete accorti . C’è un atteggiamento non democratico. Le lotte sono servite per il rinnovamento della società. Senza le lotte i lavoratori non avrebbero avuto riconosciuti i propri diritti. Pensa al primo sciopero della storia: i plebei sul colle Aventino; da loro è cominciato un sistema di lotte e di rivendicazioni. Senza di loro non avremmo avuto garanzie e democrazia. Negli ultimi tempi l’abbiamo persa. Il fatto che avvenga ad Agrigento è importante. Agrigento è stata sempre una città dormiente, dove c’è un immobilismo cronico e le proteste non ci sono mai state. Finalmente si sono scossi gli animi. Può servire a qualcosa? Sinceramente non lo so. Negli ultimi trent’anni c’è un processo di decadimento continuo, e nessuno fa niente.>>
Un rappresentante alla consulta provinciale: << Il nostro tipo di manifestazione è soft secondo le disposizioni di “Area 51”. Tra l’occupazione hard e soft, inizialmente tentiamo con quella più leggera ma probabilmente la situazione degenererà, se questo non bastasse e tutti gli alunni siamo uniti. Ma ci sono molti rischi a cui si va incontro. Dobbiamo individuare il tipo di lotta giusto e voluto. Intanto si stanno svolgendo nelle ore didattiche e non molti laboratori, come quello di latino, di cinema, di giornalismo, di arte e molti dibattiti. Non mancano i momenti di pausa. Un’organizzazione del genere ha richiesto ovviamente molto impegno e molto sforzo, ma è stata fatta con il cuore. Non sono state necessarie grandi abilità, ma solo buona volontà. È capitato che alcuni ginnasiali abbiano proseguito a fare lezione, ma questo dipende secondo me dalla paura per una situazione non controllata. L’ansia dei genitori è normali, ma bisogna renderci conto che questa è anche un’esperienza formativa che ci aiuta a responsabilizzarci .>>
Alla domanda << vuoi lanciare un appello ai tuoi compagni e alle scuole che non svolgono manifestazioni di protesta?>> risponde subito: << Credete in quello che fate, occupate, abbiate fiducia fino in fondo e non arrendetevi di fronte a niente e nessuno!>>
A cura di: Loide Cambisano, Nicole Marsala e Verdiana Di Rosa
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Il Collettivo politico “Sinistra Attiva”, con il presente comunicato, intende esprimere la propria piena solidarietà verso le manifestazioni di protesta promosse dagli studenti dei Licei canicattinesi e delle scuole dell’agrigentino e coordinate dal Comitato “Area 51”. Da diversi anni, nel nostro Paese, è in atto un attacco alla scuola pubblica, avviato dalla Riforma Moratti del 2003, portato avanti dalla devastante Riforma Gelmini e che l’attuale Ministro Profumo, in perfetta continuità con il governo precedente, intende portare a compimento. Nel linguaggio dei legislatori degli ultimi dieci anni ispirato dall’ideologia liberista, la scuola non viene più concepita come la più importante agenzia di educazione e formazione cui fine precipuo è quello, rilevantissimo in un sistema democratico, di formare l’uomo e il cittadino di domani, ma viene descritta come un’azienda. Perno delle più recenti riforme legislative non è più quello di garantire un sistema educativo che punti all’eccellenza, che permetta di raggiungere l’obiettivo di trasformare la nostra nazione in una competitiva società della conoscenza, ma esclusivamente quello di garantire i vincoli di spesa. Obiettivo, quest’ultimo, che viene perseguito attraverso tagli lineari che hanno impedito alle istituzioni scolastiche di ammodernare e mettere in sicurezza edifici fatiscenti e pericolosi, di sostituire strumentazioni obsolete, di garantire i servizi essenziali.
Senza alcun reale interesse per la qualità del percorso formativo e per i diritti degli studenti, dei docenti e di tutti gli operatori della scuola, vengono create classi pollaio, viene negato il diritto costituzionalmente garantito al sostegno per gli alunni disabili, viene sbarrato l’accesso ai giovani al mondo della scuola. Quasi con sarcasmo si promette la definitiva soluzione dell’annoso problema dei precari attraverso il loro licenziamento, si pretende una maggiore efficacia ed efficienza del sistema che, paradossalmente, dovrebbe derivare proprio dalla riduzione dei fondi e delle risorse da destinare al sistema d’istruzione (leggasi la riforma Gelmini). Con il DDL Aprea, in discussione in Parlamento, si vuole portare a compimento questo progetto. Non più una scuola in cui sia garantita la libertà d’insegnamento prevista dalla nostra Costituzione e che persegue una finalità ben più nobile della mera trasmissione di nozioni e saperi tecnici ma una scuola asservita agli interessi della produzione. Non più il progetto di una persona libera e consapevole ma quello di una scuola che forma lavoratori specializzati per le imprese che lo finanziano. Ad un sistema di istruzione pubblico eccellente per tutti previsto dal nostro Costituente si vuole sostituire un sistema in cui la stessa Costituzione risulta del tutto rovesciata, perché l’istruzione non è più un diritto ma il privilegio di pochi mentre le scuole private che, secondo il dettato costituzionale, andrebbero istituite “senza oneri per lo Stato”, proprio in questi giorni vedono sbloccare 225 milioni di euro. Un sistema d’istruzione che importa gli elementi più negativi del sistema americano, prevedendo scuole di serie A e di serie B e costringendo le scuole a cercarsi interessati sponsor per garantire la qualità della formazione. L’attacco alla scuola rientra nell’ambito di una politica europea che ha come finalità generale quella di smantellare il sistema di diritti sociali nato dopo la seconda guerra mondiale (noto come welfare state), trasformando i diritti in privilegi e garantendo nuove possibilità di profitto e nuovi spazi per il mercato. Dai giovani, formati da una scuola che con tutte le difficoltà dimostra ancora di saper formare talenti ed eccellenze che sanno distinguersi nel mondo, viene l’assolutamente condivisibile pretesa di vedere tutelato il proprio sacrosanto diritto ad un futuro, giovani che dimostrano di avere ancora una coscienza viva ed una consapevolezza dei propri diritti, anche e sopratutto grazie alla SCUOLA PUBBLICA.












