Domenica, in prossimità dello “spazio arte”, sito nei locali della Scuola Media “G.Verga” di Canicattì, il collettivo politico “Sinistra Attiva” promuoverà la raccolta firme per i referendum sul lavoro e contro la riforma delle pensioni.

I quesiti, promossi a livello nazionale da un ampio comitato che include, tra gli altri, SEL, Federazione della Sinistra, IDV e la FIOM, mirano a ripristinare diritti frutto d’importanti battaglie dei lavoratori strenuamente combattute nel secolo scorso e spazzate via dalle recenti riforme dei governi Berlusconi e Monti.


Il primo quesito prevede l’abrogazione della riforma dell’art.18 voluta, con motivazioni squisitamente ideologiche, dal Ministro Fornero che, in questo modo, ha perseguito l’unico scopo di rendere il lavoratore ricattabile da parte dell’imprenditore. Prima della riforma Fornero, infatti, l’art.18 prevedeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa (una ragione oggettiva, quale ad esempio una contrazione della produzione conseguente ad una crisi aziendale) o giustificato motivo (una ragione soggettiva, quale la violazione degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore). Oggi il reintegro viene sostituito da un indennizzo. La riforma dell’art.18 è stata presentata come uno strumento necessario ad aumentare l’occupazione nel Paese, il risultato non è stato però affatto lusinghiero visto che la disoccupazione ha raggiunto il record storico (2,8 milioni di disoccupati ed un tasso del 10,8%) raggiungendo l’inquietante picco del 35% per i giovani.

Straordinari effetti sull’occupazione giovanile, ma in senso esclusivamente negativo, ha avuto invece la riforma delle pensioni che, allungando di parecchi anni l’età pensionabile (in prospettiva portata a 70 anni), sbarra completamente l’accesso al mondo del lavoro dei giovani, producendo peraltro guasti al sistema produttivo, che di quegli stessi giovani, formati alle sfide della complessità del mondo moderno e pieni di risorse mentali e fisiche, avrebbe assoluto bisogno.

Una riforma ingiusta che penalizza una generazione, che penalizza fortemente le donne, equiparate agli uomini, non riconoscendo il doppio lavoro (domestico oltre che ordinario) che queste sono spesso chiamate a svolgere nella società italiana e che ha creato il vergognoso problema degli esodati, che non sembra, a tutt’oggi, aver trovato una soluzione.

L’ultimo quesito mira all’abrogazione dell’art.8 del D.L. 138 del 2011 il quale prevede che, a livello locale, possano essere stravolte le condizioni stabilite dalla contrattazione nazionale, comprimendo fortemente i diritti fondamentali dei lavoratori, dalla retribuzione all’orario di lavoro, e legalizzando, di fatto, lo sfruttamento.

Nei prossimi giorni saranno inoltre promossi anche dei referendum “anti-casta” tesi all’abolizione di alcuni privilegi dei parlamentari.

E’ bene ricordare che, come previsto dalla Costituzione, i tre quesiti devono essere sottoscritti da almeno 500.000 elettori per poter arrivare alla consultazione referendaria. Considerato l’assoluto silenzio, da parte degli organi di stampa, che ha avvolto la raccolta firme per i refendum, è assolutamente indispensabile che la nostra città risponda adeguatamente, dando un forte segnale di democrazia dal basso.

E’ utile precisare che i suddetti referendum non richiederebbero una normativa d’attuazione, come nel caso dei referendum sull’acqua (a tutt’oggi vanificati dalla mancanza di volontà politica nell’attuazione) ma ripristinerebbero la legislazione ante riforma. Ciò non va però visto come un passo indietro. Le riforme Fornero e Berlusconi non sono state altro, infatti, che delle “controriforme” che hanno annullato un secolo di lotte per i diritti dei lavoratori.

Sinistra Attiva