Notizie | Commenti | E-mail / 22:02
                    








Fu amore disperato? di Maddalena Rispoli

Scritto da il 30 novembre 2012, alle 07:45 | archiviato in Arte e cultura, Eventi. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Il cinema ha immortalato il triste amore di Rodolfo D’Asburgo e Maria Vetsera consegnando alla storia due personaggi indimenticabili per aver vissuto questa passione fino alle estreme conseguenze di fronte alle avversità, una sorta di Giulietta e Romeo per sempre uniti nella morte, unico riposo al loro dramma vissuto in vita. Rodolfo era figlio di Francesco Giuseppe ed Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta come Sissi, l’Imperatrice d’Austria tanto amata dal popolo per la sua bellezza incantevole e per l’apertura liberale nonostante i tempi non lo concedessero. Ma tanto fu bella la madre quanto il povero Rodolfo fu lontano da uno degli ultimi interpreti sullo schermo di Mayerling, Omar Sharif prestante, superbamente affascinante, dallo sguardo vellutato per i grandi occhi neri, massimamente virile, tenero, appassionato. A guardare le foto del povero Rodolfo, ci appare invece un pochino striminzito, con una bella calvizie incipiente, lo sguardo scialbo e piuttosto vuoto, barbone e baffoni secondo il costume dell’epoca ma di certo non utili a rendere più accattivante il viso che, forse, sbarbato e ben ripulito ne avrebbe guadagnato. Rimane pur sempre il figlio di Cecco Peppe, imperatore d’Austria quindi appetibile per le donne . La moglie Stefania del Belgio, fu scelta dal padre e a lui vennero attribuite molte amanti forse attratte più dal rango che dal fascino dell’uomo il quale dovette essere forse anche un poco disturbato di mente come d’altronde Sissi che a quanto pare fosse talmente fissata con la propria bellezza da essere anoressica e da sottoporsi ad ore di spazzolatura dei capelli o come Ludovico, il cugino della mamma, il quale, poveretto, pazzo completamente dopo aver speso denaro a volontà per costruire castelli in Baviera morì in circostanze misteriose insieme al suo medico personale. E’ verosimile che questi disturbi mentali fossero trasmesse al ragazzo delineando una personalità poco sana e costruendo un carattere instabile, umorale, in urto con l’autorità paterna razionale e totalmente versata al dovere di condurre saggiamente l’impero, affettivamente legato solo alla figura materna ( la quale peraltro non fu grande dispensatrice d’amore per i figli), desideroso di porre in atto ideali politici poco consoni con la realtà del suo rango. Sembra che avrebbe ben gradito accettare il trono di Ungheria scavalcando il padre e per fare ciò avrebbe anche cospirato ( ma il buon Cecco Peppe sapeva tutto dalla sua polizia segreta) imbarcandosi in un mare di guai. L’incontro con Maria Vetsera è decisivo per la vita di Rodolfo; si innamora di questa fanciulla diciassettenne che non vogliamo ipotizzare fosse più attratta dal titolo di amante reale che mossa da profondissimo amore. A causa dell’educazione restrittiva delle fanciulle dell’epoca, vien da chiedersi però come Maria potesse essere così spregiudicata da uscire segretamente di sera da casa mentre la madre era a teatro, salire sulla carrozza in attesa e volare tra le braccia di Rodolfo che l’attendeva a palazzo. La madre avrebbe vietato gli incontri con il principe ma la fanciulla si mostra molto in gamba nel combinare i suoi incontri anche se in ciò sarà aiutata. La storia ufficiale tende a liquidare con due parole, quando non a dimenticare totalmente, quella che il romanticismo più lacrimevole vede come un’eroina immolatasi sull’altare dell’amore, la baronessina Maria Vetsera, ultima delle amanti di Rodolfo d’Asburgo, suo grande amore, colei che accettò di morire con lui. Ma si trattava poi d’amore? Fin da piccola ama romanticamente il giovane Rodolfo e sembra che ne sia affascinata a tal punto da non nascondere questa che da infatuazione diverrà in seguito amore condotto fino alla spasimo come i fatti, purtroppo, dimostreranno. Il Prater di Vienna sembra che sia il luogo in cui Maria poteva bearsi della vista del suo amato mentre questi era seduto in tribuna per assistere alle corse dei cavalli. Secondo i dettami dell’epoca, la ragazza è fisicamente attraente, busto florido e morbido, vita di vespa, sguardo languido e malinconico, capelli intrecciati alla moda, labbra carnose e sensuali. Il tutto condito dall’età giovanissima. Non si può rifiutare tanto ben di Dio e men che mai Rodolfo che di amanti pare ne avesse collezionate una gran quantità. Si vociferò addirittura che avesse contratto una malattia sessuale da una di queste con tutte le conseguenze del caso. Iniziano sguardi e sorrisi tra i due, ciò convince la ragazza che Rodolfo senta il suo richiamo d’amore e dunque invece di scemare dopo un viaggio in Inghilterra, la passione sembra divenire una fissazione resa realtà dopo qualche pubblico incontro per avvenimenti alla moda. Il Principe percepisce l’amore affannoso di Maria e non perde l’occasione di inviarle una raccomandata per sollecitare un personale incontro. Sicuramente alla baronessina sembrò di toccare il cielo con un dito di fronte alla realizzazione dei suoi sogni sollecitati da una lettera che essa stessa aveva avuto l’ardire di inviare al suo Rodolfo, gesto veramente fuori dalle regole del tempo. Ci si chiede come questa lettera abbia raggiunto personalmente il Principe e come Maria possa essere stata così ardita da rivelare i propri sentimenti per prima. Non vi è certezza di questa lettera. Sembra che per i due si apra uno spiraglio di luce per la realizzazione del desiderio, ma l’incontro, date le restrizioni per le uscite delle ragazze senza essere accompagnate, necessita l’aiuto di un tramite che viene identificato da Rodolfo nella persona della cugina Maria Luisa Larisch la quale è ben lieta di prestarsi alla tresca in cambio, forse, di somme di denaro. I due non potranno più fare a meno di lei che sarà la loro complice per tutti gli incontri amorosi che avvennero anche al Castello dove il cocchiere del Principe era solito condurre la giovane e qui i due amanti si potevano amare con totale libertà. Dato il suo carattere malinconico e pessimista, c’è da chiedersi se forse fu in una di queste occasioni che Rodolfo propose il doppio suicidio a Maria la quale, contrariamente a Mizzi Caspar cui già precedentemente il buon Principe aveva fatto la medesima richiesta poco ortodossa, da questa rifiutata e denunciata alla polizia, evidentemente presa dal suo furor sacro d’amore disse di si. Intanto l’Imperatore pressava il figlio sia per il matrimonio che andava a rotoli sia per le simpatie liberali verso gli ungheresi sia per lo scandalo dovuto alla relazione con Maria. Insomma il cappio si stringeva. A questo punto la contessa e Maria escono di casa con la scusa di fare spese invece subentra Mayerling in cui i due amanti si recano infischiandosene dei genitori e delle chiacchiere. Era già stabilito l’esito di quella fuga? Fu omicidio -suicidio o doppio suicidio? Che cosa avvenne in quella stanza la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1889? Interrogativi che tali ancora oggi rimangono coperti da

spiegazioni che nessuno volle mai fornire anzi la verità fu sempre ben celata. Maria era così sconvolta romanticamente da accettare di buon grado di perdere la vita o subì in qualche modo costrizioni dall’uomo che vedeva davanti a sé solo guai insormontabili? Certo è che in fretta e furia si vollero cancellare le tracce di una doppia morte, tant’è che per far uscire il cadavere di Maria in carrozza spacciandola per viva, le venne infilato un bastone nella schiena affinché non ciondolasse. Questo perché da Mayerling doveva uscire un solo cadavere: quello di Rodolfo ufficialmente morto per un colpo apoplettico. Si concludeva così la storia terrena dei due amanti che ancora oggi riescono a far parlare di sé dato il mistero che circondò la loro morte. Pazzi o disperati, soggiogati dall’amore o travolti dagli eventi? Maria era davvero così innamorata da sacrificare la propria vita per il suo idolo oppure aspirava a divenire amante in titolo senza prevedere la tragedia che si innescò? Rodolfo ebbe tra le sue mani una giovane consenziente oppure, faceva uso di morfina, in un raptus la uccise e poi resosene conto la seguì nel suo destino? Perché i Vetsera dopo la morte di Maria furono soggetti ad ostracismo da parte della società viennese dell’epoca dopo che la madre Elena pubblicò in Germania un opuscolo contenente quanto avvenuto prima di Mayerling? Perché fu obbligo sotto giuramento per alcuni testimoni che il silenzio calasse per sempre sull’intera vicenda? I perché sono tanti le spiegazioni spariscono nella nebbia così come coloro che ne furono protagonisti.

Maddalena Rispoli



loading..


   Clicca e Condividi su Facebook |

Clicca per consigliare questo articolo sulla ricerca Google



Invia per mail l'articolo o stampalo in PDF



Lascia un commento

Tutti gli utenti possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni della testata CanicattiWeb.com.
Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.
Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:
- espressioni volgari o scurrili
- offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale
- esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie punite dalla costituzione

I contributi che risulteranno in contrasto con i principi esposti non verranno pubblicati.
Si raccomanda di rispettare la netiquette.


Spazio Pubblicitario

Loading...




CanicattiWeb.com su Facebook

Sondaggio


Testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Milano n° 272 del 10/06/2009 - ISSN: 2035-6617 -
| Versione SPD | Supporto Tecnico e Hosting Bluermes Comunicazione Integrata