I giudici della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Raimondo Lo Forti, hanno assolto il camionista  Giuseppe Pendolino, 34 anni, di Ravanusa, dall’accusa di omicidio colposo. L’uomo era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Agrigento, Sezione distaccata di Licata, a otto mesi di reclusione poiché giudicato responsabile della morte di Giuliana Pintacrona, 15 anni, di Licata, a seguito di un incidente verificatosi a Licata nel novembre del 2006. La Corte di Appello ha accolto la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale avanzata dalla difesa di Pendolino, rappresentata dall’avv. Antonino Catania, acquisendo la relazione di consulenza tecnica del perito informatico Gioacchino Genchi e disponendo una perizia per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro sulla base delle evidenze tecniche risultanti nelle relazioni del consulente del Pubblico ministero, ing. Pietro Minacapilli, e dei consulenti dell’appellante Pendolino, gli ingegneri Edoardo Romano e Mattia Sillo. Come si ricorderà, secondo quanto sostenuto dai Carabinieri di Licata e dal difensore della parte civile, Angelo Balsamo, prima, e dal Pubblico ministero, poi, lo scooter di Giuliana Pintacrona fu tamponato dall’autocarro condotto da Giuseppe Pendolino. Una tesi, questa, fatta propria dal Tribunale e sempre contestata dalla difesa dell’autotrasportatore ravanusano, secondo cui la causa dell’incidente è da ricondurre esclusivamente alla perdita di controllo dello scooter, dovuta anche all’utilizzo da parte della giovane Giuliana del proprio telefono cellulare, rinvenuto spezzato in due parti e adagiato sull’asfalto proprio in corrispondenza di un’ampia macchia di sangue fuoriuscita dall’orecchio sinistro della giovane. Tesi, evidentemente accolta dalla Corte d’Appello che ha radicalmente mutato la sentenza di primo grado.