Lo “scherzetto” che ha fatto tanto arrabbiare Beppe Grillo viene da un Pirata. E sembrerebbe proprio che leader del Movimento 5 stelle sapeva già ieri a Roma chi e come avrebbe dovuto anticipare sul tempo, perché conosceva bene Andrea Massimiliano Danilo Foti, catanese e grillino ante litteram residente a Bergamo, tra i fondatori del Movimento agli albori. Ieri, invece, gli attivisti grillini hanno formulato le congetture più disparate, immaginando anche la longa manus dei “poteri forti” e della mafia dietro all’operazione che ha bruciato sul tempo Grillo nella consegna del simbolo di M5S: adesso, prima di lui, in 2° posizione, c’è un clone senza la scritta Beppegrillo.it che costringerà Grillo e Casaleggio alla guerra di carte bollate per non essere esclusi dalle elezioni visto che il loro logo è solamente 6° e a rischio bocciatura.

“Solo perché sono nato a Catania, sarei un mafioso? Questa associazione con la mafia è offensiva per tutti i siciliani” spiega Massimiliano Foti in un’intervista telefonica a Lasiciliaweb. “In rete è stato detto di tutto contro di me ma Beppe sa bene chi sono e questo tentativo di gettare discredito sulla mia attività politica, iniziata con i meetup nel 2005, è vergognoso. Comunque, al Viminale abbiamo depositato anche lo statuto e l’atto costitutivo del nostro movimento, che ho fondato, insieme ad altri amici, nel 2007, con atti registrati all’Agenzia dellel Entrate” specifica l’ex seguace del comico genovese. Nessuna guerrilla di marketing nemico, nessuna teoria del complotto. Adesso per Grillo non sarà facile convincere prima il ministero e poi la Cassazione che il suo Movimento 5 Stelle sia migliore di quello di Foti.


Quella del grillino catanese Andrea Massimiliano Danilo Foti, nato a Catania il 31 luglio 1976, è una battaglia cominciata nel 2005 e nata dalla spaccatura interna al Movimento sulla partecipazione alle competizioni elettorali. “Nel 2005 iniziai a partecipare alle riunione meetup e la partecipazione alle elezioni, già allora, mi sembrava uno sbocco naturale” racconta Foti, “ma Beppe non voleva sentirne. Nel 2007 insieme ad altri amici dei meetup, decidemmo di dar vita al “Movimento 5 stelle” con tanto di statuto, atto costitutivo, programma, e simbolo molto simile a quello successivamente adottato da Grillo”.

La storia sarebbe confermata anche dal dissidente Giovanni Favia, il consigliere regionale dell’Emilia Romagna, recentemente esplulso da Grillo e approdato alla lista di Ingroia, che ha sostenuto che il comico non aveva il diritto di registrare il simbolo come “proprietà personale”. “Le 5 stelle sono un simbolo utilizzato da tutti, dagli hotel ai ristoranti – spiega – il fatto di non aver registrato il simbolo nel 2005 testimonia ancora una volta che Grillo non voleva scendere nell’agone della politica. Adesso aspetteremo tutti i gradi di giudizio e poi cercheremo di trovare un accordo sull’utilizzo del marchio del Movimento”.

Beppe Grillo sipega sul suo blog la trafila burocratica per la consegna dei simboli e ricorda a tutti gli attivisti  che bisognerà aspettare qualche giorno per dirimere la questione dei simboli clone. Ma avverte: “In caso della presenza di un simbolo confondibile non parteciperemo”.

“Per depositare la scheda elettorale e i documenti correlati è necessario recarsi al Viminale. E’ esentato chi è già presente in Parlamento, ma non chi ha già partecipato con il simbolo a cinque elezioni regionali e qualche centinaio di elezioni comunali, come il MoVimento 5 Stelle. Ma questo è un dettaglio. Dopo verifiche di legge, consultazioni con studi legali, firme dai notai, ordini, contrordini, gazzette ufficiali e interpretazioni e contro interpretazioni, giunge il giorno fatidico del deposito”.

Il deposito è aperto a tutti, anche a chi non ha raccolto una sola firma con il suo simbolo. “I moduli con le firme vanno depositati la settimana successiva nei vari tribunali delle circoscrizioni, quindi chiunque può partecipare alla farsa. Il giorno fatidico arriva quando arriva, a sua discrezione, è come la sorpresa dell’uovo di Pasqua. All’improvviso, nella settimana del deposito, vengono poste le transenne davanti al ministero degli Interni: è il segnale che è scoccato il momento della coda. Se stai mangiando un maritozzo nel bar davanti o ti sei appostato nell’appartamento con vista sul Viminale o hai ricevuto una soffiata, allora hai un’alta probabilità di occupare il primo posto della fila”.

“Una volta piazzato lì, in piedi, come uno stoccafisso, nessun pubblico ufficiale ti lascia un riscontro della tua posizione: un bigliettino, un pezzo di carta di formaggio, un numero della tombola. Devi difendere il posto come in trincea. Rimpiangi le Poste Italiane che hai sempre disprezzato, da loro almeno sai quando aprono, ti danno un numerino e stai in un luogo caldo”. La fila si forma dal pomeriggio di lunedì 7 gennaio, ma gli uffici accettano il deposito solo dalle ore 8 di venerdì 11. “90 ore al freddo, di giorno e di notte, con i turni e le tazze di caffè caldo, con gli amici a darti il cambio, sembra il fronte orientale di “Centomila gavette di giaccio” nella seconda guerra mondiale. Siamo però a Roma settanta anni dopo. Chiunque abbia gestito l’Italia nei secoli, dai Romani ai Goti, dai Longobardi agli Spagnoli, dai Borboni ai Savoia, si vergognerebbe di fronte a un simile spettacolo”.

Davanti al M5S ci sono ben tre gruppi con il loro simbolo che però tengono gelosamente segreto. “Venerdì due avvocati e un tecnico di supporto del M5S si presentano all’ufficio elettorale. I documenti vengono letti e il deposito accettato. Nel caso ci siano delle richieste o delle contestazioni da parte dell’ufficio saranno comunicate da domenica pomeriggio. Da allora avremo due giorni per presentare ricorsi o integrazioni. Salutati i funzionari, i nostri vedono nel tabellone elettorale due simboli quasi identici. Chi era in fila prima di noi ha consegnato all’ufficio il simbolo del M5S senza l’indirizzo del sito. Assolutamente confondibile dall’elettore. Abbiamo fatto ricorso. Dovremo aspettare martedì pomeriggio per sapere se il M5S parteciperà alle elezioni. In caso della presenza di un simbolo confondibile non parteciperemo”.

“Questa è l’Italia che non c’è più, che non ci appartiene, che va cambiata dalle fondamenta. Se entreremo in Parlamento lo apriremo come una scatola di tonno. Se non ci lasceranno partecipare si prenderanno la responsabilità della delegittimazione dello Stato e delle inevitabili conseguenze”.