È tornata alta la tensione davanti ai cancelli della base statunitense di contrada Ulmo, a Niscemi (Caltanissetta), dove gli attivisti del movimento ‘No Muos’, stamattina alle 5.30, hanno bloccato alcuni automezzi con una decina di militari Usa che si recavano a dare il cambio ai colleghi di guardia del turno di notte. La zona è presidiata da un centinaio di dimostranti, in prevalenza ‘mamme’ del movimento, ma è anche vigilata dalle forze di polizia.

“Il presidente della regione, Rosario Crocetta, venga qui, in contrada Ulmo, a difendere con noi la nostra terra e la salute dei cittadini, bloccando davvero i lavori di costruzione del Muos e non solo a parole”, hanno detto le numerose mamme che presidianola base statunitense. Oggi, per la seconda volta in due giorni, hanno bloccato un convoglio di soldati Usa, impedendo loro l’accesso nella base militare.


Il sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa, chiede ai governi regionale e nazionale “risposte certe” sulla revoca delle autorizzazioni. In segno di protesta, ha annunciato il trasferimento immediato del proprio ufficio di gabinetto in contrada Ulmo, vicino agli attivisti del movimento ‘No Muos’, dove si è recato nella tarda mattinata e dove intende rimanere a presidiare l’area militare fino a quando i lavori di costruzione non saranno bloccati realmente.

Le autorità hanno smentito le voci secondo cui ci sarebbero stati tentativi da parte dei soldati di forzare i blocchi. “La situazione è sotto controllo – ha detto il dirigente del commissariato di polizia, Gabriele Presti – e con i manifestanti c’è un dialogo pacifico, si spera anche proficuo”. Anche ieri i blocchi avevano impedito il passaggio dei soldati che, però, sono tornati indietro, facendo rientro nella base di Sigonella.

Gli attivisti temono che le autorità militari Usa stiano temporeggiando, per consentire il completamento dei lavori di costruzione del Muos (il sistema satellitare di telecomunicazioni ad altissima frequenza contro cui si battono i residenti) che stanno proseguendo regolarmente. Ma il consolato statunitense di Napoli ha aperto un canale di dialogo con il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, dopo che i militari di Sigonella avevano respinto il funzionario regionale inviato per notificare l’avvio della procedura di revoca delle autorizzazioni per l’allestimento dell’impianto nel territorio di Niscemi.

Sul sito del Consolato Usa di Napoli è comparso anche un comunicato: “Siamo nelle condizioni di poter assicurare che l’installazione Muos in Italia rispetterà gli stessi rigorosi standard in materia di sicurezza e salute applicati alle installazioni presenti negli Stati Uniti”. Nei giorni scorsi i militari della base di Sigonella (Catania) hanno rifiutato il plico del funzionario della Regione siciliana nel quale c’era il provvedimento di revoca della Giunta delle autorizzazioni per la realizzazione del sistema radar.  “Dal 2005, la Marina statunitense opera a stretto contatto con il Ministero della Difesa per far sì che il sito Muos in Sicilia ottemperi alle normative italiane, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti”.

“Gli esiti di due studi sulla sicurezza condotti dalla Marina statunitense e dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa) della Regione Sicilia indicano che dopo l’installazione del Muos le emissioni elettromagnetiche presso il sito vicino Niscemi rimarranno ben al di sotto dei limiti previsti dalla legge. Gli studi dimostrano anche che il Muos non inteferirà con i sistemi di comunicazione dell’aeroporto di Comiso. Inoltre, il sito Muos alle Hawaii, operativo dal 2009, si trova a meno di 20 km dall’aeroporto internazionale di Honolulu, e non è stata registrata alcuna interferenza con le attività aeroportuali. Il Muos sarà pienamente operativo solo a seguito della certificazione da parte delle autorità italiane di un rapporto post-installazione sugli effetti ambientali”.

E ancora: “Gli Stati Uniti sono impegnati ad adottare tutte le misure di mitigazione tecnicamente compatibili per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici, e continuano ad esplorare tecnologie alternative e innovative per ridurre i consumi energetici e le emissioni presso il sito. Abbiamo ribadito il nostro impegno a condurre un monitoraggio continuo e a trasmettere tutti i risultati all’Arpa Sicilia attraverso canali di comunicazione dedicati e stiamo installando una rete di cavi e connessioni a fibra ottica per consentire al Ministero della Difesa e all’Arpa di effettuare rilevamenti nell’area attorno al sito”.

“Gli Stati Uniti ospitano due siti Muos, in Virginia e alle Hawai – si legge ancora sul sito del Consolato usa di Napoli – Il sito Muos alle Hawaii si trova a meno di 2 km dalle case di privati cittadini, mentre il Muos in Virginia ad una distanza di 3 km. Da oltre un anno il sito Muos alle Hawaii opera in sicurezza e senza aver fatto registrare incidenti. Gli Stati Uniti sono inoltre impegnati a mantenere gli eccellenti rapporti già esistenti con le autorità siciliane e con la comunità locale e, quali membri responsabili della comunità locale, a preservare un ambiente sicuro presso il sito del Muos”.

Arrivano le rassicurazioni degli Stati Uniti sul Muos, il sistema satellitare che spaventa gli abitanti di Niscemi, ma il presidente della commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana, Giampiero Trizzino (M5S), non si fida: “Mi sembra che gli Stati Uniti procedano al contrario. E lo scrivono loro stessi nel documento pubblicato nel sito del consolato Usa di Napoli, quando sottolineano che ‘a ulteriore garanzia che il Muos sia sicuro, prima che diventi operativo è previsto un periodo di test post-installazione sulle emissioni elettromagnetiche e i potenziali effetti sull’ambiente’. Che faranno, smonteranno il Muos se i test dimostreranno che c’è rischio per la salute dei cittadini, come già emerso da alcuni studi? A questo punto non ci fidiamo degli Usa, del ministero della Difesa e neanche dell’Arpa”.

Eppure il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, nel corso di un colloquio telefonico con il console Donald L. Moore, ha avuto assicurazioni circa la sospensione dei lavori. A farlo sapere è stato lo stesso governatore, che nei giorni scorsi aveva avviato le procedure di revoca delle autorizzazioni concesse a suo tempo dal precedente governo regionale.

Il console ha spiegato che dopo questa decisione le autorità americane hanno sospeso il trasporto di materiali e operai nel cantiere in attesa di una definizione della vicenda; nello stesso tempo ha definito inaccettabile il blocco di militari Usa diretti alla base da parte dei manifestanti No Muos. “Il console americano – ha dichiarato Crocetta – ha espresso la disponibilità a incontrare la presidenza della regione per un esame di tutte le problematiche relative all’incidenza delle radiazioni elettromagnetiche dell’impianto sulle condizioni di salute della popolazione”.

Nel documento pubblicato sul sito del consolato si legge: “Come già dichiarato dal segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, durante la sua recente visita in Italia, il governo degli Stati Uniti è impegnato a considerare ogni preoccupazione riguardante il Muos, e a tale scopo continuerà a collaborare con le autorità italiane”.

Secondo il consolato la sicurezza del Muos “sarà stata certificata dagli enti governativi competenti”. Trizzino replica: “Se le analisi finora condotte sono risultate fallaci, come evidenziato da numerosi esperti e studiosi, perché i test dovrebbero essere congrui?”.

Il deputato cinquestelle ricorda che “gli americani hanno disertato la riunione delle commissioni congiunte del Parlamento, nonostante li avessimo invitati. Per quanto mi riguarda il Parlamento siciliano ha fatto la sua parte. So che il consolato Usa ha ricevuto la notifica della procedura di revoca delle autorizzazioni firmata dal governo Crocetta. Il Muos va bloccato subito”.

Riguardo al caso del funzionario della Regione siciliana respinto dai marines di guardia alla base Navy di Sigonella dove si era recato per consegnare un plico con il provvedimento di avvio della procedura di revoca delle autorizzazioni al Muos firmato dal governo di Rosario Crocetta, il consolato scrive di avere appreso la notizia “da organi di stampa”.