“I nostri Centri Storici si sgretolano”. Lo afferma il segretario provinciale del Pd, Emilio Messana che continua: ” E’ la conseguenza della scellerata politica urbanistica partorita nei Comuni, che ha pianificato il consumo di nuovo territorio dimenticando i Centri Storici e costringendoli alla paralisi della legislazione vincolistica. Dalla frana di Agrigento – che cinquanta anni fa impose all’attenzione del mondo la necessità di proteggere i nostri centri storici e il paesaggio dall’intervento edilizio selvaggio – registriamo, salvo rarissime eccezioni, abusivismo edilizio e abbandono. Il degrado- dice Messana- non e soltanto fisico ma anche culturale – si è novato il “diritto alla città” con il “diritto alla casa”. Oggi i Centri Storici sono un problema per l’incolumità pubblica. I Comuni, dopo i recenti tragici crolli, si preoccupano di allontanare le responsabilità, transennando, ordinando demolizioni, monitorando i gradi di fessurazione, chiudendo le strade al traffico. E’ necessario un cambio di passo, decisamente. L’edilizia, per anni motore trainante della nostra povera economia, è ferma. Eppure per rimettere in sesto i nostri Centri Storici, per riportarli alla vita ce ne sarebbe di lavoro per le maestranze locali! La Regione Siciliana e i nostri amministratori, insieme alle forze sociali devono promuovere un massiccio investimento, riprogrammando i fondi comunitari, obbligando i Comuni ai piani di recupero – funzionali ad una modernizzazione e non alla mera conservazione – pena l’immediato scioglimento, coinvolgendo le banche per il credito agevolato per le ristrutturazioni. La politica deve darsi questa visione. Questo stato di degrado non è ineluttabile e lo sforzo di tutti può innescare un circuito virtuoso di investimenti in pochi mesi. Il Partito Democratico è impegnato perché la rinascita dei Centri Storici siciliani sia l’idea forza attorno alla quale programmare lo sviluppo, per la trasformazione e il cambiamento del nostro territorio. Di questo ci faremo promotori nel governo regionale, all’Ars e al Parlamento, mobilitando i nostri amministratori e coinvolgendo le forze sociali, sindacati e organizzazioni di categoria, associazioni ambientaliste e culturali.”