Vincenzo Fontana sarebbe il deputato regionale agrigentino più ricco all’ars e che più ha investito nella propria campagna elettorale. A rivelarlo i dati dei redditi imponibili e delle spese elettorali diffusi nella giornata di ieri per tutti gli “onorevoli” siciliani. Fontana è all’undicesimo posto, “fermo” a 188.978 euro di imponibile e 40.728 euro di fondi spesi per l’ultima tornata elettorale, nella quale ottenne 5.658 preferenze. Un costo consenso-euro, ovvero un rapporto immaginario tra spesa sostenuta e consenso creato nell’elettorato, per il quale tanto meno si spende per ogni singolo voto conquistato, tanto più vantaggiosa è stata la spesa, di 7,19 euro per voto. Molto più sotto, al 25 posto di tutta l’Ars ( ma i cinque anni da deputato nazionale hanno “aiutato” il medico agrigentino del Pdl) è Michele Cimino, che ha dichiarato un imponibile da 151.433 euro e spese elettorali per quarantamila euro. Rimanendo al sistema consenso-euro, con 6.051 voti, l’empedoclino ha speso proporzionalmente meno, ovvero 6.61 euro per ogni preferenza. Subito dopo c’è l’esponente Pd Giovanni Panepinto, che dichiara un reddito simile a quello di Cimino, ovvero 151.211 euro, ma non rende noti i costi della sua campagna elettorale. Trentesimo posto per Roberto Di Mauro, Partito dei Siciliani, con un imponibile di 147.903 euro e 15.477 euro spese in campagna elettorale. Con 7.812 voti che per i quali ha speso, dal punto di vista del marketing politico, circa un euro e 98 per ogni consenso. Tre posti più sotto troviamo Salvatore Cascio, Cantiere Popolare, con un imponibile di 142.975 euro e una spesa elettorale di 15.810 euro. Con un “pacchetto” di consensi di 5.311 voti è come se avesse speso 2.97 per ogni cittadino che lo ha votato. Quarantanovesimo posto per Lillo Firetto, Udc, che ha dichiarato un imponibile di 80.915 euro e spese elettorali per 30.980 euro. I suoi 11.469 lo portano tra i deputati che hanno speso meno, ovvero 37 centesimi per ogni preferenza. Sessantottesimo posto invece per Matteo Mangiacavallo, Cinque stelle, il quale ha dichiarato un imponibile di 19.850 euro e una spesa elettorale di zero euro, conquistando tuttavia il bottino elettoralmente più magro degli agrigentini, ovvero 2.998 preferenze. Fuori classifica Margherita La Rocca Ruvolo, che non ha fatto pervenire il proprio imponibile alla Regione, mentre si conosce quanto speso per le elezioni, ovvero 7.520 euro. La montevaghese ha però collezionato solo 3.211 preferenze, ovvero 2,34 euro per ogni elettore.
Gioacchino Schicchi

















