L’intendimento era quello di far saltare l’esame degli emendamenti e portare in aula il testo originale del governo. Ma alla fine i componenti della I commissione Affari istituzionali dell’Ars, presente ai lavori anche il presidente della Regione Rosario Crocetta, hanno “disobbedito”.
“Abbiamo ultimato l’esame degli emendamenti al ddl elettorale. Dalla I commissione arriva il via libera, con il parere espresso dai componenti, alla doppia preferenza di genere, al 4% come soglia di sbarramento per le liste nei consigli comunali (abbassandolo di un punto dal 5%) ed alla
doppia scheda per l’elezione del sindaco e dei consiglieri. Abbiamo fatto un ottimo lavoro, anche grazie al contributo del presidente della regione Rosario Crocetta. Per l’Aula del pomeriggio il presidente Ars Giovanni Ardizzone potrà quindi operare conoscendo il parere della Commissione legislativa sul testo. Ringrazio anche i deputati grillini per avere condiviso l’emendamento sulla doppia scheda per le elezioni comunali. Ovviamente rimarrà il simbolo sulla scheda del sindaco”. Sono le parole del presidente della commissione, Marco Forzese che prima, invece aveva annunciato l’ipotesi di introdurre solo la doppia preferenza limitando a “pochi altri interventi le modifiche alle norme elettorali per i comuni”.
Mancavano pochi minuti alle 14 quando Forzese specificava che “emendamenti di altro spessore vengono ritirati per l’impegno assunto dal presidente Rosario Crocetta, che è presente ai lavori, di varare un nuovo testo unico per gli enti locali”.
La I Commissione affari Istituzionali, convocata per le 10, aveva iniziato i suoi lavori solo dopo mezzogiorno. Ma per entrare nel vivo dell’analisi dei 42 emendamentiaveva atteso l’arrivo del Presidente Crocetta. Il tema era proprio l’opportunità o meno di analizzare gli emendamenti o mandare il aula il testo approvato la scorsa settimana.
Il tema è tanto sentito che in Commissione si registra da subito il pienone. Oltre ai componenti della medesima Commissione ed all’assessore alle Autonomie Locali Patrizia Valenti, i lavori vengono aperti anche a tutti i capigruppo di Palazzo dei Normanni.
Il dubbio, dunque, era se analizzare i 42 emendamenti presentati fino ad ieri, fra i quali ci sono proposte che modificano sostanzialmente la legge elettorale per i comuni, oppure ripetere l’esperienza della legge sulle Province, scavalcare la stessa Commissione e mandare in aula, nel pomeriggio, il vecchio testo esitato la scorsa settimana e che si limitava ad introdurre l’obbligo della doppia preferenza di genere ovvero “costringe” l’elettore ad indicare un uomo ed una donna.
Ma di proposte se ne registrano tante e tutte fortemente modificative dell’attuale impianto normativo. Proposte che vengono da tutti i gruppi parlamentari. Gli interessi nei singoli comuni sono tanti e dunque sono varie anche le posizioni all’interno sia dei partiti dell’opposizione che della maggioranza. C’è il rischio, insomma, che le indicazioni di partito possano restare lettera morta o quasi a fronte di specifiche esigenze da parte dei singoli deputati. Per questo la maggioranza teme un colpo di mano.
L’idea del presidente della Regione e di buona parte della maggioranza appare chiara già all’avvio dei lavori della commissione: evitare il colpo di mano replicando quanto fatto in occasione della discussione della legge sulle Province. Legge in aula tout court nella vecchia versione e procedure inusuali per azzerare le possibilità d’intervento da parte dell’Assemblea.
A confermare questa idea le dichiarazioni dello stesso Presidente della Regione che, con il suo inconfondibile stile, parlando fra i corridoi di palazzo al suo arrivo all’Ars si scaglia contro gli estensori degli emendamenti: “Chi non vuole fare passare il disegno di legge che prevede la doppia preferenza di genere si prenderà la responsabilità di negare dare questa opportunità alle donne”.
Ma l’occasione per il Presidente della Regione è sempre utile per affrontare di tutto e così interviene anche sul commissariamento delle Province già scadute “Chiederemo il consenso dei prefetti per nominare i commissari decaduti nelle Province. Opereremo con una logica ferrea, con un confronto con le prefetture, con il ministero dell’Interno perché vogliamo che i commissari delle Province siano commissari di garanzia”.
Poi la conferma di tutto da parte del presidente Forzese con un contentino a Commissione e Parlamento, che potranno confrontarsi solo su qualche emendamento secondario. Infine la retromarcia: la commissione ha approvato i due emendamenti chiave sulla doppia scheda per il sindaco e soprattutto l’abbassamento della soglia di sbarramento che faciliterà l’accesso nelle aule consiliari dei partiti più piccoli.
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