Il modello Sicilia esiste? Di chi è il copyright? Del Crocetta rivoluzionario e dei 5stelle insieme? Solo del movimento di Grillo? Oppure, come sostiene il Pdl, è sempre stata un’invenzione? O esiste il metodo Crocetta, quello delle maggioranze variabili in aula? Sono in tanti a interrogarsi sugli equilibri politici nell’isola dopo la seduta straordinaria del Parlamento regionale (aperta in piena sessione di bilancio) che ieri notte ha sancito la crisi di quel modello ‘made in Sicily’ che il Pd ha tentato, invano, di esportare a Roma, e diventato vanto di Beppe Grillo.
Ad assestare un duro colpo agli assetti politici è stato il voto sulla doppia preferenza di genere che consente agli elettori di scegliere un uomo e una donna alle amministrative, a partire da quelle di giugno. La norma, voluta dal governo e dalla maggioranza, è stata approvata in aula grazie ai voti di buona parte del centrodestra che, dopo sei ore di dibattito e tentativi di ostruzionismo, ha proposto una mediazione, dando il via libera alla legge. Una intesa che non è piaciuta ai 5stelle, contrariati per l’esclusione del loro emendamento che avrebbe istituito il seggio unico, un modo, secondo il movimento, per scongiurare il rischio di voto di scambio e di correggere “la porcata” messa in atto.
Di fronte all’asse, inedito, tra Pd-Udc e Pdl, i 5 stelle hanno gridato “all’inciucio”, parlando di riunioni riservate tra Crocetta, il Pd e il Pdl per stringere l’intesa. “Tutto falso, abbiamo agito alla luce del sole e con responsbailità: la verità è che il ‘modello Sicilià non è mai esistito, anzi Bersani prenda spunto da quello che è accaduto qui nell’isola per uscire dall’impasse in cui ha cacciato il Paese e lavori alle larghe intese”, sbotta Francesco Cascio, il deputato del Pdl artefice della mediazione che ha evitato il binario morto alla doppia preferenza di genere, già affossata col voto segreto nella passata legislatura.
Al di là dei tatticismi parlamentari, comunque è evidente che l’episodio d’aula sembra aver rimescolato le carte e inacidito i toni. E lo si evince dai tanti commenti del giorno dopo. “Spero che i 5stelle aprano una riflessione: per approvare le leggi si fanno anche delle mediazioni, non si può pensare di incassare tutti i risultati”, dice Crocetta. Che loda il centrodestra. “Ritengo totalmente positivo che abbiano votato la legge: questo è il ‘metodo Crocettà, è il modello Sicilia: il governo presenta i propri provvedimenti di legge in Assemblea, dove trova la maggioranza per approvarli”. E parlare di inciuci, secondo il governatore, “è allucinante”.
Ma il Movimento non ci sta. “Altro che naufragio del ‘modello Sicilià: ieri in aula se n’è vista, forse, la migliore espressione – assicura il capogruppo 5stelle, Giancarlo Cancelleri – Abbiamo sempre detto che avremmo appoggiato le buone leggi, da qualsiasi parte arrivate. E quella di ieri non era una buona legge, priva degli opportuni correttivi che noi avevamo proposto”. Leitmotiv che Beppe Grillo ha ripetuto ai suoi, riuniti in un agriturismo nel Lazio, spiegando che in Sicilia “le cose le abbiamo fatte noi, non Crocetta”.
“Se fosse vero che ci sarebbe il posto nella pattuglia siciliana dei grandi elettori che andrà in trasferta a Roma per eleggere il presidente della Repubblica dietro l’accordo destra-sinistra sul voto alla legge sulla doppia preferenza di genere, sarebbe la prova dell’inciucio che abbiamo ampiamente denunciato già subito dopo la votazione in Aula – dice Giancarlo Cancelleri, capogruppo del M5S all’Ars – Da come si erano svolti i lavori avevamo nettamente capito che qualcosa non quadrava. Avevamo presentato un emendamento, eravamo pronti a migliorare la legge, eravamo pronti a discutere, poi, a metà della seduta, i lavori si sono interrotti. Deputati del Pdl si sono incontrati con quelli del Pd, sono tornati in Aula e hanno votato assieme. E pensare – rileva – che i guasti della legge li avevamo fatti notare perfino a Crocetta, che ci aveva promesso cambiamenti, visto che la legge nei termini con cui stava andando in Aula, prefigurava il voto di scambio. Dopo il cambio di rotta ci siamo chiesti quale sarebbe stata la contropartita. Ora basterà aspettare l’Aula di lunedì per capire se effettivamente in gioco c’era il posto di grande elettore”.
Intanto, dal Pd arriva una frenata rispetto a ipotetici nuovi scenari, come quello dell’asse col Pdl. A riassumere il concetto è il capogruppo dei democratici all’Ars, Baldo Gucciardi: “Era sbagliato all’inizio forzare sulla lettura del cosiddetto modello Sicilia, sarebbe altrettanto sbagliato adesso forzare su presunti nuovi equilibri all’Ars: spero che adesso non inizi un nuovo ‘tormentonè del quale, davvero, non si sente il bisogno”.















