L’Italia dei valori non si scioglie, parteciperà alle prossime amministrative a Roma e in Friuli e terrà regolarmente il suo congresso a fine giugno, cercando l’alleanza col centrosinistra. Antonio Di Pietro all’esecutivo nazionale di oggi a Roma ha sventato il tentativo di golpe guidato dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che voleva sciogliere l’Idv e fondare un nuovo partito. Tonino mantiene il controllo della sua creatura, ma annuncia che serve un cambio generazionale e che al prossimo congresso si presenterà dimissionario.
Italia dei valori è uscita con le ossa rotte dall’alleanza elettorale con la sinistra radicale di Rivoluzione civile, rimanendo fuori dal Parlamento. La sconfitta ha avviato la resa dei conti interna. Il 26 marzo scorso, all’ufficio di presidenza Leoluca Orlando è riuscito a far approvare un documento che chiedeva all’esecutivo nazionale (il parlamentino del partito, con 40 membri) di considerare conclusa l’esperienza di Italia dei valori, far saltare il congresso del 28-30 giugno e indire primarie per eleggere una costituente che preparasse lo statuto di un nuovo partito.
Il presidente-fondatore Di Pietro aveva subito l’iniziativa e si era astenuto. Con lui erano rimasti gli ex parlamentari Ignazio Messina e Ivan Rota, mentre Orlando poteva contare sull’ex capogruppo al Senato Felice Belisario e sul capogruppo in Abruzzo Carlo Costantini
Già il giorno dopo, gli eletti negli enti locali e i militanti erano insorti, chiedendo a gran voce che il partito non si sciogliesse. L’Idv è impegnato nella campagna elettorale a Roma e in Friuli a fianco del centrosinistra e la proposta di chiudere i battenti aveva lasciato i più sconcertati. Il partito inoltre al 31 dicembre aveva in cassa 16 milioni di euro e non era chiaro che fine avrebbero fatto.
Tonino è partito alla riscossa e ha invitato all’esecutivo nazionale di oggi anche eletti e militanti sul territorio, tutti dalla sua parte. Orlando e i suoi hanno capito l’aria che tirava e ieri hanno annunciato che non avrebbero partecipato. A loro avviso, la convocazione odierna era troppo allargata e quindi invalida.
Al Marriott Park Hotel di Roma, Di Pietro ha dimostrato che il grosso del partito è sempre con lui. L’assemblea ha dichiarato illegittima la decisione del 26 marzo, ha confermato il congresso di fine giugno e ha fissato la linea politica della ricerca di una intesa con Pd e centrosinistra. Tonino ha annunciato che si presenterà dimissionario al congresso, nonostante le acclamazioni dei militanti. “C’è bisogno di un ricambio generazionale”, ha detto.
Da Palermo si era fatto sentire Leoluca Orlando: “Credo che l’esperienza di Italia dei Valori non possa più continuare in maniera ripetitiva come è stata fino a ora e che l’unica soluzione sia farsi seme di un percorso che veda nascere un soggetto politico aperto al di là degli attuali angusti steccati di questo partito. Sennò Idv è condannata alla sterilità e a una lenta agonia che la sua storia straordinaria, i suoi valori e suoi militanti non meritano. Abbiamo convenuto che serve dar vita a un processo per far nascere un soggetto che sia la continuazione ma anche una profonda trasformazione e innovazione rispetto al passato e che sia in grado di dialogare e far dialogare tutte le forze riformiste, espressione del cambiamento e della discontinuità. Se così non fosse, resteranno pochi ‘yes men’ che interessano poco all’Italia e che poco si interessano dell’Italia”.
Secondo Orlando “sono gli yes men interessati ad accaparrarsi lo scalpo di Antonio Di Pietro per tentare di assicurare la loro sopravvivenza. È una pratica che non mi interessa e che, soprattutto, non interessa al Paese”.

















