Il cinema conserva sempre qualcosa di magico che riesce a fermare il tempo e, in alcuni casi, a tingersi di tematiche le quali nonostante il trascorrere del tempo restano sempre di vivissima attualità. Da che cosa dipenda questa sorta di magia è difficile spiegarlo, certo è che molto è senza alcun dubbio dovuto sia alla mano del Regista, sia agli interpreti i quali riescono a trasmettere agli spettatori la vita che anima i personaggi, sia al soggettista che agli sceneggiatori. E’ il caso di “Bellissima” del 1951 che si avvale di una squadra capace di entrare nel cuore e rimanervi. La mano di Luchino Visconti è, come sempre, legata alla realtà pur ammantandola di sensibilità e forza psicologica non già elaborata con tono cattedratico bensì con leggerezza nel tratteggiare i personaggi, specialmente femminili, di cui riesce a penetrare ogni più piccolo movimento dell’animo in tumulto. Vi è poi l’incontro con l’indimenticabile Anna Magnani che Visconti stimava e con la quale gradisce avere un rapporto lavorativo che si concretizzerà quando Cesare Zavattini proporrà il soggetto in questione che il Regista dirigerà ben lieto di avere Anna Magnani quale attrice da guidare in tutta la spontaneità che essa possedeva, senza nulla di artefatto o scolastico ma con una recitazione che scaturiva direttamente dal cuore senza costruzioni dettate da artifizi precostituiti rendendo la sua presenza nel personaggio autentica e ricca di interiorità. La storia si muove sulla crisi di una donna la quale non essendosi realizzata nella vita vede nella figlioletta la possibilità del riscatto, della realizzazione delle sue aspirazioni piccolo borghesi cui aveva dovuto rinunciare per una vita scialba e quindi Cinecittà con Monicelli che cerca una bimba per girare un film diviene un campo di battaglia su cui condurre la sua piccina che vede vincitrice a tutti i costi tanto da cedere al compromesso e pagare un personaggio equivoco come Walter Chiari che le fa credere di raccomandare la bimba affinché le sia affidata la parte di protagonista. Per Maddalena, questo è il banco di prova che le farà sperimentare la verità del cedimento a cui è giunta dolorosamente per toccare un mondo che essa credeva meraviglioso e che invece era soltanto moralmente deplorevole, scoprirà nel contempo che l’amore per la figlia era stato guastato da una vana ricerca di affermazione che sarebbe stata una rivalutazione della sua vita vissuta tra privazioni e priva di affermazioni personali. Anna Magnani fu la magnifica interprete della delusione femminile vissuta in prima persona e resa frustrata dalla quotidianità amara del bisogno ma fu anche l’interprete del riscatto quando l’amarezza ha sommerso tutto ciò che ci circonda allora la madre guarda la realtà in tutta la sua sofferenza e diviene anche tigre pronta ad azzannare per difendere il proprio cucciolo. L’attrice rivela tutta la sua versatilità nel calarsi con abilità nella popolana Maddalena la quale sembra le sia stata cucita addosso, tanto è veritiera nell’esplicitarsi così come si rivela istintiva in formula non comune la piccola Tina Apicella che presta se stessa con grande bravura e intelligenza alla piccola “Bellissima”, un giovanissimo Walter Chiari veste i panni del mascalzoncello truffaldino che abbindola Maddalena e si appropria senza scrupoli della somma racimolata dalla donna con grandi sacrifici. Insomma il film merita ancora oggi di essere visto poiché se pure gli anni sono trascorsi il mondo descritto da Visconti non sembra aver subito invecchiamento, ciò che era ancora è con tutti i drammi e le miserie che attanagliano la vita di tanta povera gente.

Maddalena Rispoli